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sabato 12 agosto 2017

IL PIETRINO RACCONTA: “IL VATICANO HA FINANZIATO LA CAMPAGNA ELETTORALE DI HILLARY CLINTON”

Elemosina di San Pietro
Masaccio, L'elemosina di San Pietro, affresco su muro (1424-1428) | Cappella Brancacci - Chiesa di Santa Maria del Carmine, Firenze (Italia)

LE MANI DELL'ESTABLISHMENT DEMOCRATICO AMERICANO SULLA TORTA VATICANA: L'ABBANDONO DI PAPA BENEDETTO XVI° FU FORZATO DA BARACK OBAMA?

Il 17 maggio scorso il giornalista abruzzese Alessandro Rico ha pubblicato su La Verità, il quotidiano indipendente magistralmente diretto da Maurizio Belpietro, un interessante articolo sull'abbandono dell'esercizio attivo del primato petrino da parte di S.S. Benedetto XVI°. Alcuni giorni prima, sulla rinomata rivista geopolitica italiana Limes, il professor Germano Dottori aveva sostenuto che l'abdicazione di Joseph Ratzinger nel 2013 e le dimissioni dell'ex premier italiano Silvio Berlusconi nel 2011, dopo una tempesta finanziaria venduta all'opinione pubblica come "crisi per il debito pubblico fuori controllo", furono in realtà il risultato di meschine pressioni da parte dell'amministrazione "obamiana" degli USA.
Liberamente tratto da un'articolo di Alessandro Rico, sul sito web d'ispirazione cattolica: | © OnePeter 5 | Venerdì 11 Agosto 2017

Secondo Dottori, Obama era desideroso di detronizzare Benedetto XVI° per due motivi. Da una parte, la sua presidenza era vicina all'islam fondamentalista (de facto promossa dal cambiamento di regime in Libia e in Egitto e la guerra civile in Siria, provocata dal disegno di politica estera dell'ex segretario di Stato Hillary Clinton), mentre Ratzinger, sin dalla sua famosa conferenza di Ratisbona, era stato identificato a livello internazionale come un indomabile avversario dell'islamismo. D'altra parte, Obama era preoccupato degli sforzi di riconciliazione della Chiesa verso il patriarca ortodosso di Mosca, nell'ambito - ha scritto Dottori - "di un progetto geopolitico mirato all'integrazione europea-russa, attivamente sostenuto dalla Germania e dall'Italia".

Barack Obama: Il Razzolatore

L'amministrazione Obama è ricorsa a questi due strumenti: favorire gli scandali all'interno della Chiesa e del governo italiano e minacciare di perdere risorse finanziarie italiane e vaticane. L'Italia rischiava di essere esclusa dai mercati finanziari internazionali. La minaccia contro il Vaticano era quella di bloccare l'IOR (Istituto per le Opere di Religione, la banca vaticana) della rete SWIFT (Società per la rete internazionale di telecomunicazioni finanziarie interbancarie).

Considerando come scusa il fatto che l'IOR non rispettasse le norme internazionali di trasparenza, la banca tedesca Deutsche Bank (che gestisce sistemi di pagamento a punto di vendita in Vaticano fu allora sospettata da Bankitalia di ospitare un conto IOR dove tutti i soldi guadagnati in Vaticano furono fatti convergere), fu così indotta a bloccare tutti i bancomat presenti nella Città del Vaticano, un servizio quest'ultimo stranamente disattivato, ha notato Dottori.

Per quanto riguarda questa storia, è utile spendere qualche parola su una figura importante: l'ex presidente del IOR Ettore Gotti Tedeschi. Scelto da Papa Benedetto nel 2009 per riformare l'IOR e riportarlo agli standard internazionali di trasparenza, nel 2010 Tedeschi è stato oggetto di un'indagine per il riciclaggio di denaro.

Notate quanto sospetti gli eventi: due anni dopo l'inizio dell'inchiesta, nel 2012, Tedeschi fu licenziato dal suo ufficio; Nel 2014, dopo le dimissioni di papa Benedetto, il giudice di Roma ha respinto l'inchiesta e tutte le accuse contro Tedeschi; Nel 2015, in un'intervista con The Catholic Herald, Tedeschi ha dichiarato che è stato licenziato dal consiglio di amministrazione di IOR a causa della sua intenzione di fare riforme radicali.

Tra l'altro in un'intervista del 2012 pubblicata sul quotidiano italiano Il Fatto Quotidiano, lo stesso Tedeschi aveva già rivelato che in quei mesi era così spaventato di essere ammazzato per via di aver scritto una relazione segreta sullo IOR. (Secondo le mie fonti, aveva scritto anche la sua opinione.) Il rapporto segreto era stato affidato a due amici stretti di Tedeschi come una sorta di polizza assicurativa sulla propria vita.

Se si collega la storia di Tedeschi con l'affermazione di Dottori riguardo a un ricatto finanziario emanato contro la Banca Vaticana per fare pressione su Papa Benedetto, si può sospettare che Tedeschi fosse ben consapevole che forze oscure, da dentro e fuori il Vaticano, si erano sguinzagliate e che la sua opposizione a Quelle influenze era probabilmente la causa delle sue disgrazie.

Le considerazioni di Dottori devono essere prese con un pizzico di cautela (discernimento). Per esempio, la sua interpretazione della crisi governativa di Berlusconi nel 2011 è leggermente contraria alla lettura prevalente, che assegna la responsabilità alla cancelliera tedesca Angela Merkel e all'ex presidente francese Nicolas Sarkozy. Inoltre, va notato che non è probabile che la principale preoccupazione dell'amministrazione Obama fosse l'opposizione ideologica di Ratzinger all'Islam radicale. Probabilmente è più utile concentrarsi sulla questione russa.

Da una parte, la prospettiva di una più stretta integrazione politica tra l'Europa e la Russia, sostenuta dalla Chiesa cattolica a motivo della costruzione di una sorta di "fronte conservatore religioso", era una causa di ansia per Obama e Ilary Clinton. Il ruolo del papa potrebbe essere stato quello di un tratto d'unione (letteralmente, un trattino) tra Angela Merkel — Vladimir Putin, come tedesco e come leader morale, Benedetto XVI° avrebbe potuto mediare per alleviare l'attrito tra due politici uniti da un rapporto d'amore-odio, ma le cui intenzioni, al di là di tutti, erano quello di approfondire i legami tra i loro paesi.

Che gli Stati Uniti abbiano sostenuto la rivolta dell'Ucraina contro il governo russo e hanno sostenuto la guerra civile nella regione di Donbas (il coinvolgimento dell'amministrazione Obama è stato denunciato dagli Affari esteri nel 2014) E che abbiano sabotato il progetto per il gasdotto South Stream (con l'aiuto del senatore John McCain, che letteralmente ha minacciato il primo ministro della Bulgaria e ha ottenuto il suo ritiro dal progetto), è la prova che i democratici sono disposti a fare tutto il possibile per impedire una linea politica ed economica più contigua tra l'Europa e la Russia. In questo senso, Berlusconi, amico personale di Putin (e del dittatore libico Gaddafi), era un soggetto preoccupante.

D'altra parte, l'amministrazione Obama doveva essere spaventata dalla posizione conservativa di papa Benedetto sulla liturgia, la morale e la politica. Un papa conservatore, in un momento in cui l'aiuto della Chiesa non era più necessario per combattere il comunismo nell'Unione Sovietica e — una Russia che stava diventando una nazione conservatrice — avrebbe potuto significare una svolta indesiderata e politicamente pericolosa, giusta per i cattolici americani e una convergenza invisibile tra Conservatori religiosi negli Stati Uniti e in Russia.

La paura di Obama è stata ben avvertita, visto che Donald Trump ha vinto il voto cattolico nelle elezioni del 2016, malgrado un papa progressista che sostenne quasi apertamente Hillary Clinton e malgrado la svolta a sinistra dei cattolici nelle due elezioni precedenti del 2008 e del 2012.

Sotto quest'ottica si può anche interpretare il recente articolo di La Civiltà Cattolica (una rivista il cui contenuto deve essere supervisionato dal papato per la pubblicazione) che ha attaccato la fraternità tra cattolici e evangelici negli Stati Uniti. Il messaggio del Vaticano è chiaro: secondo Papa Francesco, i buoni cattolici americani dovrebbero votare nuovamente per i democratici. Perché il nuovo papato è così preoccupato che i cattolici e i protestanti conservatori possano unire le loro forze in politica, quando egli favorisce il "dialogo interreligioso" ogni qualvolta si tratti di venerazione incondizionata del luteranesimo?

Che il voto cattolico fosse in gioco nel complotto dell'amministrazione Obama contro Benedetto XVI° è dimostrato anche dalle rivelazioni di WikiLeaks sull'uomo di destra di Hillary Clinton, John Podesta. Le sue email smarrite hanno mostrato che stava pensando di promuovere una "primavera cattolica", una rivoluzione che intendeva sostituire le sezioni conservatrici della Chiesa e far progredire i progressisti.

Ora, cerchiamo di leggere su questo sfondo le posizioni del nuovo papato sulle questioni morali e politiche. La Chiesa è quasi silenziosa sull'aborto, la ridefinizione del matrimonio e l'eutanasia. Ed è sorprendente che, sulla questione dei migranti, Papa Francesco abbracci l'agenda di George Soros. Non dimentichiamo che Soros è uno dei finanziatori più generosi di Clinton, con una donazione da 11 milioni di dollari per la sua campagna elettorale e una donazione da 6 milioni di dollari dalla Fondazione Soros alla Fondazione Clinton. Soros è citato quasi 60 volte nelle email di John Podesta. Si può ammettere che una simile triangolazione tra un candidato presidenziale balistico, un miliardario liberale accusato di diverse cospirazioni politiche in diverse nazioni, indesiderato dal governo del suo paese e da Israele, nonostante la sua nascita ebraica, e il papa della Chiesa cattolica è in corso.

Ora, anche se il giornalista italiano Sandro Magister, il 3 agosto scorso, ha pubblicato per L'Espresso un articolo in cui afferma che in realtà Papa Francesco sta intrattenendo ancora rapporti amichevoli con l'ortodossia russa, sconvolgendo così i cattolici di Polonia e Ucraina, nei paesi della NATO, soprattutto ora che gli Stati Uniti sono governati da Trump - sembra esserci una differenza sostanziale tra le politiche russe dei papi Benedetto e Francesco. Il primo poteva essere almeno un mediatore morale tra l'Europa e la Russia per l'integrazione politica ed economica, e desiderava convergere con i conservatori russi per quanto riguarda la religione nella società e altre priorità morali. Francesco, invece, sembra essere avulso dalle preoccupazioni per la condizione dei cristiani in Siria, dove solo la Russia ha una chiara strategia a lungo termine.

Altri commentatori hanno gettato ombre sulle connessioni ambigue della Chiesa con i democratici americani. Il 4 luglio Piero Laporta pubblica sul quotidiano La Verità un articolo su Libero Milone, un dirigente di 67 anni, nominato da papa Francesco come supervisore delle finanze del Vaticano nel 2015. Il suo mandato doveva durare per cinque anni, ma Nel giugno del 2017, ha deciso di dimettersi dopo aver denunciato la violazione del suo ufficio e il suo computer hackerato. Tuttavia, la vera storia di questa inaspettata dimissioni potrebbe essere diversa. Secondo Laporta, Milone si stava avvicinando alle manovre ambigue che avrebbero portato una donazione di circa 1 milione di dollari alla campagna elettorale di Hillary Clinton, fatta attraverso l'Obolo di San Pietro.

Voci su di esso erano già circolate nel febbraio 2016, quando Laporta raccolse queste informazioni da una fonte segreta, ironicamente chiamata "Pietrino", che avrebbe dichiarato:

"il Vaticano ha fornito a Ilary Clinton un aiuto finanziario, ma Trump vincerà le elezioni grazie ad un'indagine dell'FBI contro Clinton".

Secondo Laporta, non è casuale che, allo stesso tempo in cui Milone ha rassegnato le dimissioni, il cardinale George Pell è stato indagato sulle accuse di abuso sessuale per eventi avvenuti quarant'anni fa. Qualcuno stava cercando di distogliere l'attenzione dalla storia dell'Obolo di san Pietro e, allo stesso tempo, rassicurare indirettamente tutti i soggetti potenzialmente coinvolti nello scandalo che il silenzio sarebbe stato mantenuto.

Ora, mentre Laporta sostiene di essere "sicuro al 90%" di questa relazione, è molto più difficile verificare se, o in che misura, Papa Francesco fosse a conoscenza di questa operazione finanziaria e politica che, comunque, è stata verosimilmente sostenuta dal segretariato di Stato della Santa Sede e che quasi sicuramente deve aver richiesto la mediazione della Nunziatura dell'Apostolato americano. Laporta ipotizza che durante la sua visita a Roma, nel giugno del 2017, il presidente Donald Trump abbia potuto avere una discussione animata con Papa Francesco, chiedendo chiarimenti sull'assistenza della Chiesa a Clinton. Secondo lui, l'espressione "assente" del papa e la scarsità di espressività nei gesti del presidente americano fu dovuta proprio alla loro lite e all'imbarazzo di Francesco.

Le delucidazioni sono proprio ciò di cui abbiamo bisogno. Nello spirito della lettera indirizzata da The Remnant a Donald Trump, i cattolici americani dovrebbero chiedere al loro nuovo presidente di indagare sul coinvolgimento dell'amministrazione Obama negli eventi che hanno portato all'abbandono di Papa Benedetto. Chiarimenti sarebbero ben accolti anche sulle manovre ambigue tra la Santa Sede e Hillary Clinton durante la campagna elettorale del 2016. Questi sembrano essere questioni molto più urgenti che l'isteria russofobica sulla presunta "tresca" di Trump con il capo del Cremlino Vladimir Putin.

CONSIDERAZIONI FINALI:

Comunque, anche in questo tempo difficile come l'attuale, possiamo essere certi che la Chiesa abbia quella forza che ai suoi nemici manca: è destinata a sopravvivere malgrado sé stessa.

FAI CLIC QUI PER LEGGERE L'ARTICOLO ORIGINALE pubblicato SUL SITO WEB "© ONEPETER FIVE"

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