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lunedì 13 marzo 2017

SACERDOS ALTER CHRISTUS: IN DIFESA DEL CELIBATO SACERDOTALE

Un'inquadratura tratta dal film "La moglie del prete" (Dino Risi), con S. Loren e M. Mastroianni, commedia ambientata nella Padova degli anni '70

“Alla risurrezione, infatti non vi risposerete, non prenderete né moglie né marito, ma sarete come gli angeli del cielo”



Questo post è una libera traduzione dell'eccellente articolo "Défense du celibat sacerdotale" pubblicato sul distretto in lingua francese della Fraternità San Pio X e di nuovo nel 2013 in una "Lettre à nos freres pretres" che può essere letta direttamente nella sua forma originale facendo clic QUI. Nel pubblicare questi scritti credo di aver fatto cosa utile alla divulgazione della verità obiettiva su tale pratica religiosa, chiedo scusa ai lettori per ogni eventuale errore nella trascrizione del testo originale.
Liberamente tratto da un articolo a cura della redazione sul sito web: | © The Remnant Newpaper | Domenica 12 Marzo 2017

Il celibato sacerdotale, che la Chiesa cattolica ha mantenuto per secoli come un gioiello sacro, è stato, per un certo numero di anni, oggetto di dubbi, di sfide, e anche gli attacchi virulenti. Le coscienze dei cattolici sono turbate, mentre gli aspiranti al sacerdozio e i preti stessi sono perplessi. È quindi necessario esaminare la questione alla luce del Vangelo e della Tradizione autentica della Chiesa.

Le obiezioni contro il celibato sacerdotale


A quanto pare argomenti convincenti possono essere addotti contro la pratica del celibato sacerdotale. Esaminiamo rapidamente alcuni dei più importanti di questi. Prima di tutto, il Nuovo Testamento non sembra richiedere il celibato per i sacerdoti, ma semplicemente lo propone come una grazia speciale, alla quale ogni individuo può liberamente corrispondere (cfr Mt 19, 11-12). Anche Gesù Cristo non ha fatto di questo un requisito indispensabile nella scelta dei suoi dodici apostoli, né gli stessi apostoli nella scelta delle guide per le prime comunità cristiane (cf. 1Tm 3, 2-5; Tt 1, 5- 6).

È frutto di una malsana ossessione di purezza?


Certo, nel corso dei secoli i Padri della Chiesa e gli scrittori ecclesiastici hanno stabilito un legame tra la vocazione sacerdotale e celibato consacrato. Tuttavia, i Padri raccomandano la castità nel matrimonio piuttosto che il celibato in sé. Infatti, questi testi sembrano essere ispirati da un pessimismo esagerato o da una vera e propria ossessione, più o meno malsana, della purezza. Infine, si riferiscono ad un contesto socio-culturale che non è più il nostro.

Inoltre, questa usanza del celibato ecclesiastico allinea in modo improprio la vocazione sacerdotale con la vocazione al celibato. Ancora di più, siamo costretti ad ammettere la tragica contrazione delle vocazioni: non potrebbe essere che una delle cause di questa contrazione del clero sia dovuta all'obbligo di rimanere celibi, che forse è un carico troppo pesante per molti giovani di oggi? Una soppressione di tale obbligo non avrebbe dato un nuovo impulso al reclutamento dei preti?

È questo un requisito che è impossibile da soddisfare?


In ogni caso, siamo costretti ad ammettere le numerose violazioni dell'odierno celibato consacrato, sia da parte dei sacerdoti che lasciano il loro ministero per sposarsi, che da parte di sacerdoti che hanno rapporti sessuali più o meno clandestini.

Non sarebbe preferibile una autorizzazione franca piuttosto che un'ipocrisia vergognosa che sfocia in uno scandalo?

In realtà, il celibato perfetto è impossibile da sostenere, perché va contro la natura ed è disumano. Si mette il prete in una condizione fisicamente e psicologicamente dannosa, da cui nasce scoraggiamento, o anche disperazione.

Così, secondo i suoi oppositori, l'idea di celibato sacerdotale si è dimostrata essere infondata nella Scrittura e nella Tradizione in quanto, eccessivo, inadeguato, ipocrita e contro natura. È quindi urgente sopprimerlo completamente, o, almeno, renderlo del tutto facoltativo, sia per il clero di oggi che per i futuri sacerdoti.

Avalliamo Cattive ragioni nel difenderlo?


Per difendere il celibato sacerdotale, è stato a volte argomentato qualcosa di simile: "Se il sacerdote fosse stato sposato, avrebbe dovuto dedicarsi a sua moglie e alla famiglia, il che lo avrebbe reso meno disponibile per i suoi fedeli (ad esempio per portare i sacramenti durante la notte o durante un'epidemia). Inoltre, i segreti che sono affidati a lui sotto il sigillo della confessione rischierebbero di essere scoperti durante le discussioni con la sua sposa, e il solo pensiero di questo rischio potrebbe allontanare da lui i penitenti".

Tali ragionamenti non sono del tutto privi di verità. Tuttavia, allo stesso tempo, essi non sono nemmeno assolutamente convincenti. In effetti, anche il medico deve allontanarsi da casa di sera o durante le epidemie, al fine di curare le persone malate. Egli riceve allo stesso modo le confidenze più intime dei suoi pazienti. Eppure, nessuno ha mai impedito ad un medico di sposarsi!

Si tratta quindi di una tesi, che solo per questo motivo, (siccome non appare ben fondato) non è sufficiente a giustificare il celibato sacerdotale. Attaccato da ragioni forti e difeso con argomenti insufficienti, il celibato sacerdotale sembra essere una causa definitivamente perduta, destinato ad essere spazzato via dalla marcia vittoriosa della storia e del progresso umano.

Per questa pratica costante della Chiesa, screditata da queste obiezioni (e altre ancora che possono essere formulate), si potrebbe essere tentati di accettare questa apparente inevitabilità. Tuttavia, questa evenienza s'impone di fronte a noi, obbligandoci a pensare seriamente alla gravità della questione a portata di mano. Questo fatto è la pratica costante della Chiesa cattolica in materia di celibato ecclesiastico.

In effetti, fin dall'antichità cristiana i Padri della Chiesa, come divulgato dagli scritti ecclesiastici, hanno sempre testimoniato all'unanimità (sia nel clero d'Oriente che d'Occidente) la pratica liberamente assunta del celibato consacrato. Dal quarto secolo in poi, la Chiesa occidentale (grazie agli interventi di vari consigli provinciali e vescovi), ha rafforzato, sviluppato e sanzionato questa pratica del celibato sacerdotale.

L'azione dei Romani Pontefici


I papi, in particolare, sono sempre stati attenti a proteggere e ripristinare il celibato ecclesiastico in ogni momento, anche quando il rallentamento generale della morale si è opposto ad esso e quando una parte del clero è stata pubblicamente coinvolta in cattive condotte.

Tale obbligo del celibato sacerdotale è stato, in particolare, solennemente ricordato dal Concilio di Trento e inserito nel Codice di Diritto Canonico. Dall'inizio del 20° secolo, tutti i papi, senza eccezione (in seguito ad una consuetudine iniziata da San Pio X), hanno indirizzato le loro encicliche ai sacerdoti del mondo intero, in particolare ricordando loro l'impegno solenne del celibato che essi hanno contratto.

La pratica della Chiesa d'Oriente


Se la legislazione della Chiesa d'Oriente per quanto riguarda il celibato ecclesiastico è parzialmente diversa, non si deve dimenticare che questo è dovuto a circostanze storiche proprie di questa parte della Chiesa. Tuttavia, i Padri orientali hanno sempre altamente cantato le lodi della verginità e dei suoi profondi legami con il ministero sacerdotale. Inoltre, in Oriente, l'episcopato (vale a dire, la pienezza del sacerdozio) è strettamente riservato al clero celibe.

Infine, i candidati al sacerdozio che desiderano assolutamente contrarre il matrimonio devono sposarsi prima dell'ordinazione e, se diventano vedovi, non possono risposarsi. In modo tale che, anche in Oriente, il principio di sacerdozio celibatario e quello della corrispondenza tra celibato e sacerdozio ministeriale si radica fino ad un certo punto, almeno nel sacerdozio episcopale.

Una pratica universale e costante In una Chiesa che pretende di essere essenzialmente fedele alla tradizione, questa pratica universale e costante del celibato consacrato non può essere trattata come una semplice personalizione umana, revocabile a volontà. Al contrario, ci porta a pensare che il celibato ecclesiastico ha legami profondi con la rivelazione stessa.

Il vero senso del celibato sacerdotale Tuttavia, la pratica della Chiesa da sola non è necessariamente prescrittiva in se stessa. Si deve inoltre poggiare su fondamenta che provengono dalla Rivelazione Divina e la natura delle cose. Questo è il caso per il celibato sacerdotale, che si basa su motivi soprannaturali è il valore più alto perché affonda le sue radici direttamente nel Vangelo stesso.

"Sacerdos alter Christus,
il sacerdote è un altro Cristo"


Questo è il principio fondamentale che illumina il sacerdozio cattolico. Il sacerdozio di Cristo è unico e definitivo, e il sacerdozio degli uomini, il sacerdozio ministeriale (cioè, etimologicamente, il sacerdozio dei servi) è una vera e propria partecipazione a questo Sovrano sacerdozio. È quindi Cristo stesso che è il modello, il "Tipo", Colui al quale ogni sacerdote deve essere intimamente conformato in modo che il suo sacerdozio possa assumere tutta la sua verità.

Gesù Cristo, il vero sacerdote, è rimasto vergine ed è notevole che Gesù Cristo (in un mondo in cui il celibato era quasi sconosciuto, se non maledetto) sia rimasto in stato di verginità per tutta la sua vita. Con Lui, la verginità significa la sua totale consacrazione e senza riserve a Dio. Tutte le sue energie, tutti i suoi pensieri, tutte le sue azioni appartenevano a Dio. È da questa totale consacrazione (che in Gesù è stata per quanto riguarda l'unione ipostatica, dove la natura umana non appartiene più a se stessa, ma appartiene direttamente alla persona del Verbo), che Cristo è stato costituito mediatore tra il cielo e la terra, tra Dio e gli uomini, vale a dire, Sacerdote.

Il celibato come una consacrazione a Dio Così, la verginità significa e realizza la consacrazione, l'essenza di questo Sacerdozio di Cristo. In altre parole, la verginità di Gesù sgorga dal suo Sacerdozio ed è intimamente connessa con esso. L'uomo prete (partecipe nel Sacerdozio di Cristo), partecipa anche nella sua totale consacrazione a Dio e, di conseguenza, nella sua verginità. Il celibato consacrato del sacerdote è quindi un'unione intima e ricolma d'amore con la verginità di Gesù, segno della sua consacrazione al Padre. Questa è la prima e più fondamentale ragione per il celibato dei preti.

L'amore di Cristo per la Chiesa
e il segno del "Venga il Tuo Regno"


Se Gesù rimase in stato di verginità come espressione della sua consacrazione al Padre, Egli era anche vergine nella sua offerta di se stesso sulla Croce per la Sua Chiesa, in modo da rendere di Sua una gloriosa, santa e sposa immacolata (cfr Ep 5, 25-27).

La verginità consacrata del sacerdote uomo si manifesta quindi e prolunga, di conseguenza, l'amore verginale di Cristo per la Chiesa e la fecondità soprannaturale di questo amore. Questa disponibilità di amare la Chiesa e le anime si manifesta con la vita-preghiera del sacerdote, con la celebrazione dei sacramenti e in particolare del Santo Sacrificio della Messa, con la sua carità verso tutti, con la sua continua predicazione del Vangelo, rispecchiando la vita stessa di Gesù.

Ogni giorno, il sacerdote, unito a Cristo Redentore, genera anime nella fede e nella grazia, e fa si che l'amore di Cristo per la sua Chiesa (che la verginità significa) sia presente tra gli uomini.

Se esaminiamo, non è più la missione di Cristo sulla terra, ma la piena realizzazione di questa missione in cielo, si scopre una terza causa della sua verginità e (di conseguenza) di quella del sacerdote. In effetti, la Chiesa terrena è il seme della Chiesa Celeste e allo stesso tempo il segno di questa vita beata che deve venire. Che la beatitudine celeste sia già visibile (ma velata e come in un enigma) nella vita terrena della Chiesa.

Ma, come ha detto il Signore con forza: "Alla risurrezione infatti non prenderete né moglie né marito, ma sarete come angeli nel cielo." (cfr Mt 22, 30). La verginità sarà dunque lo stato definitivo dell'umanità benedetta. È giusto che (già in questa vita) il segno di questa verginità debba brillare in mezzo alle tribolazioni e desideri della carne. Il celibato consacrato del sacerdote è dunque (riflettendo quella di Cristo) una anticipazione della gloria celeste, una prefigurazione della vita degli eletti e un invito pressante ai fedeli a marciare verso la vita eterna affrancati dal peso della quotidianità.

Il celibato dei preti è quindi una partecipazione alla verginità del Sommo Sacerdote, che esprime la sua totale consacrazione al Padre, rende possibile la sua unione con la Chiesa e annuncia la vita beata del Cielo a venire.

UNA RISPOSTA ALLE OBIEZIONI:

All'obiezione che nessun precetto di Gesù Cristo si opponga al celibato consacrato, dobbiamo rispondere con una distinzione elementare. Di per sé, il sacerdozio non è legato assolutamente al celibato, perché è una qualità spirituale dell'anima, un carattere sacramentale. Questo spiega il motivo per cui un uomo sposato può essere validamente ordinato sacerdote e che Gesù non ha fatto del celibato un comandamento definito.
Ma è evidente nel Vangelo che vi è un legame profondo tra la consacrazione sacerdotale e consacrazione verginale. Gesù, avendo scelto i suoi primi sacerdoti, ha voluto, avviarli ai misteri del Regno dei Cieli (Mt 13, 11; Mc 4, 11; Lc 8, 10) e li chiamò suoi amici e suoi fratelli (Gv 15, 15; 20, 17). Egli ha dato se stesso per loro in modo che fossero consacrati nella verità (Gv 17, 19) e ha promesso una ricompensa sovrabbondante a chiunque voglia abbandonare la casa, la famiglia, coniuge e figli per il Regno di Dio.
Infine, ha raccomandato: (con parole cariche di significato e rivolgendosi ai soli suoi discepoli) "Non tutti son capaci di praticare questa parola, ma quelli soltanto ai quali è dato. Poiché vi son degli eunuchi, i quali son nati così dal seno della madre; vi son degli eunuchi, i quali sono stati fatti tali dagli uomini, e vi sono degli eunuchi, i quali si son fatti eunuchi da sé a cagion del regno de’ cieli. Chi è in grado di farlo lo faccia".
(cfr Mt 19, 11-12)
.
La tradizione costante della Chiesa per quanto riguarda il celibato sacerdotale è pertanto fondata sul Vangelo stesso e sulla dottrina esplicita di Gesù Cristo.

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