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domenica 26 febbraio 2017

QUANDO LA PAROLA DI DIO DIVENTA UN “ATTO BUROCRATICO”


 •  viviamo nell'età della disperazione, servono il pentimento, il perdono, la Salvezza. Serve la Croce  • 



Unioni celebrate in Cristo, unioni di fatto, unioni civili, unioni fallite, famiglie e giovani felici e infelici. Di ogni persona - dice Bergoglio - e di ogni situazione voi siete chiamati ad essere compagni di viaggio per testimoniare e sostenere.
A Cura di Marco Matteucci: | © GRAFO2000 | Domenica 26 Febbraio 2017


...e Gesù le disse: “Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più”. In questa semplice frase del Vangelo di Giovanni è racchiuso un po' tutto il senso della dottrina cristiana sul peccato. Cristo non è venuto a dire che i peccati non sono più peccati, ma che Lui ci può perdonare proprio perché abbiamo bisogno del perdono, a patto però che si cerchi di evitare in futuro il peccato, odiandolo.

Grave errore di Bergoglio su matrimonio e convivenze


Il pontefice ricasca nell'errore! Riguardo la condizione di peccato, dopo aver scatenato un certo numero di polemiche nel discorso decisamente improvvido pronunciato il 16 giugno dell'anno passato, (tanto da dover essere corretto e censurato dalla sala stampa, quindi non da noi vecchie comari pelagiane) riguardo matrimonio e convivenze. Lasciando perdere la frase sui matrimoni nulli, penosamente riveduta e corretta nella versione scritta, lasciò allora di stucco molti nostri lettori il discorso sulle convivenze, oggi, continuando nello spietato e sistematico smantellamento della dottrina, consiglia ai parroci: “Siate vicini ai giovani che convivono senza sposarsi”

Disse allora Bergoglio, in occasione dell'apertura del Convegno Ecclesiale della Diocesi di Roma:

“Un fatto sociale a Buenos Aires: io ho proibito di fare matrimoni religiosi, a Buenos Aires, nei casi che noi chiamiamo “matrimonios de apuro”, matrimoni “di fretta” [riparatori], quando è in arrivo il bambino. Adesso stanno cambiando le cose, ma c’è questo: socialmente deve essere tutto in regola, arriva il bambino, facciamo il matrimonio. Io ho proibito di farlo, perché non sono liberi, non sono liberi! Forse si amano. E ho visto dei casi belli, in cui poi, dopo due-tre anni, si sono sposati, e li ho visti entrare in chiesa papà, mamma e bambino per mano. Ma sapevano bene quello che facevano.”


E continuò, riguardo ad esperienze di convivenza conosciute nella campagna argentina:

“Eppure davvero dico che ho visto tanta fedeltà in queste convivenze, tanta fedeltà; e sono sicuro che questo è un matrimonio vero, hanno la grazia del matrimonio, proprio per la fedeltà che hanno. Ma ci sono superstizioni locali.”


Insistendo nella stessa direzione, ieri, durante l’udienza ai partecipanti al Corso di formazione per i Parroci sul nuovo processo matrimoniale, promosso dal Tribunale della Rota Romana e svoltosi nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, Francesco è tornato alla carica:

“Nella maggior parte dei casi voi siete i primi interlocutori dei giovani che desiderano formare una nuova famiglia e sposarsi nel Sacramento del matrimonio. E ancora a voi si rivolgono per lo più quei coniugi che, a causa di seri problemi nella loro relazione, si trovano in crisi, hanno bisogno di ravvivare la fede e riscoprire la grazia del sacramento; e in certi casi chiedono indicazioni per iniziare un processo di nullità. Dunque nessuno «meglio di voi conosce ed è a contatto con la realtà del tessuto sociale nel territorio, sperimentandone la complessità variegata: unioni celebrate in Cristo, unioni di fatto, unioni civili, unioni fallite, famiglie e giovani felici e infelici.”


Il pontefice ha quindi concluso:

“Anche queste persone sono amate dal cuore di Cristo. Abbiate verso di loro uno sguardo di tenerezza e di compassione. Questa cura degli ultimi, proprio perché emana dal Vangelo, è parte essenziale della vostra opera di promozione e difesa del Sacramento del matrimonio, i parroci devono farsi prossimi, con lo stile proprio del Vangelo, nell’incontro e nell’accoglienza di quei giovani che preferiscono convivere senza sposarsi. Essi, sul piano spirituale e morale, sono tra i poveri e i piccoli, verso i quali la Chiesa, sulle orme del suo Maestro e Signore, vuole essere madre che non abbandona ma che si avvicina e si prende cura.”


Le frasi appaiono sconcertanti, poiché la Chiesa ha sempre definito come illecite le convivenze e, riguardo la prole fuori dal matrimonio, si parla del diritto dei bambini a trovare in fretta la giusta accoglienza nella famiglia cristiana, che è solo quella sacramentale. Dunque se l'arcivescovo di Buenos Aires voleva proporre un percorso di fede cristiano, doveva proporre, nel caso di matrimonio posticipato, una vita separata dei due neo genitori illeciti, non certo la convivenza. L'assunto per cui “è meglio convivere prima” è totalmente anti cristiano. Tanto più che, fanno notare i nostri lettori, sorgono alcune domande più che lecite.

Chi non sì è sposato che scelte ha fatto? Ed i bambini?

Hanno comunque avuto un padre, una madre, una famiglia?


Non è infatti peregrino pensare che un certo numero di coppie non si sia sposata, negando quindi la famiglia cristiana al neonato. Sembra poi abbastanza chiaro che questa “prassi pastorale” messa in atto a Buenos Aires possa incentivare la pratica delle gravidanze extra matrimoniali, deresponsabilizzando totalmente i genitori e soprattutto i padri. In un'epoca in cui le televisioni passano programmi come “16 anni incinta” sarebbe meglio proporre qualcosa di diverso.

Va poi toccato il discorso delle ragazze madri. Quante vengono abbandonate da padri che non fanno il loro dovere?

E questa pratica bergogliana non è un bell'applauso proprio a questi uomini di pezza irresponsabili?


Sembra purtroppo che l'attuale pontefice abbia un'idea di peccato non molto ortodossa. Già in Amoris Laetitia aveva parlato della possibilità di vivere in grazia di Dio nonostante ci si trovi in condizione oggettiva di peccato. Nel discorso di giovedì ha riproposto un ragionamento simile. La convivenza, cioè condizione oggettiva di peccato, è presentata come un prodromo per un buon matrimonio.

Il che è decisamente immorale, in quanto, come peraltro rifacendoci a Giovanni Paolo II abbiamo già spiegato, l'unico prodromo positivo al matrimonio è la castità. Dal peccato non può nascere il bene e soprattutto non esiste il bene parziale. Esiste il bene ed esiste il male.

RIFLESSIONE:

Oggi purtroppo, dirlo ci provoca una immensa lacerazione, la predicazione di Papa Francesco sta dando l'impressione che il peccato non sia più tale e dunque, se non c'è più peccato, non c'è bisogno di pentirsi, non c'è bisogno di perdono, non c'è bisogno di Salvezza. Quindi non serve più la Croce e non serve più Gesù (non serve più neanche il Papa).
Purtroppo Bergoglio, con la costante reiterazione di questi concetti non in linea con gli insegnamenti di Cristo, sta dando adito a queste nostre amare considerazioni, ma come dice Spaemann, esiste un limite alla sopportabilità. Oggi viviamo nell'età della disperazione, servono il pentimento, il perdono, la Salvezza. A noi, specialmente in questo tragico momento attuale, serve la Croce.

LASCIAMO A COLORO CHE LEGGONO L'OBBLIGO MORALE DI VALUTARE QUESTA NOTIZIA!

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