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giovedì 20 ottobre 2016

PILLOLE DI FEDE: IL VANGELO DEL GIORNO (Giovedì 20 Ottobre)

Gesù cristo

‟Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!”


n quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!

Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D'ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera». (Luca 9,51-62)


RIFLESSIONI


Parole radicali e scandalose quelle del vangelo di oggi. Gesù dice di essere venuto sulla terra ad appiccare un “fuoco”, realizzando di fatto una divisione tra gli uomini. Che cosa ci vuol dire?

Alla luce della Bibbia, il “fuoco” rappresenta la manifestazione del Regno di Dio, del trionfo della giustizia di Dio, che per Gesù coincide con la sua misericordia e il suo amore. L’accensione di tale fuoco è connessa con l’immersione (battesimo) di Gesù stesso nel destino di morte che lo attende. Altrove chiede ai discepoli: “Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?” (Mc. 10,38).

Qui esprime il suo grande desiderio che questo battesimo si compia, poiché esso rappresenta la condizione affinché il “fuoco” si diffonda sulla terra. Proprio per questo egli si sente “stretto da un desiderio ardente” (synéchomai) “finché non sia compiuto”, cioè finché egli non abbia pronunciato il “tutto è compiuto” (Gv. 19,30) dall'alto della croce rimettendo la sua vita nelle mani del Padre.

La sua immersione nella morte per amore, seguita dalla sua resurrezione, lungi dallo spegnere quel fuoco, lo ha definitivamente acceso su questa nostra terra dimostrando, come dice il Cantico, che “forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma del Signore! Le grandi acque non possono spengere l’amore né i fiumi travolgerlo” (Ct. 8,6-7).

Il fuoco portato da Gesù rimanda dunque al dono della sua vita che, come olocausto, egli porta a compimento sulla croce, ma allo stesso tempo all'effusione dello Spirito (cf. At. 2,3-4) che è frutto di quel dono (nella riflessione matura di Giovanni i due momenti sono identificati: Gesù morendo in croce consegna lo Spirito ai credenti: (Gv. 19,30).

Il fuoco che ha animato la vita di Gesù può diventare la nostra vita, nella misura in cui accogliamo il suo Spirito. Ma questo fuoco non infuoca se non chi se ne lascia infuocare. Chiede un’adesione, ma è impotente davanti al rifiuto di chi resta chiuso nel freddo della sua “ombra di morte”. A differenza del fuoco di Elia (cf. 2Re 1,10), quello di Gesù non ha mai bruciato nessuno. Al contrario, si direbbe che Gesù, venuto a portare il fuoco tra gli uomini (quasi come un nuovo Prometeo), finisca per restarne lui stesso bruciato e divorato!

La sua vita è fuoco: “Chi è vicino a me è vicino al fuoco!” (Ts. 82). Una vita che non sia infuocata allora non è degna del nome di Gesù. “Diventa tutto fuoco!” era la parola d’ordine dei primi monaci del deserto egiziano.

Il Signore con queste parole ci ricorda che Egli non è solo Misericordia
ma anche e soprattutto il fuoco della Dedizione, Rinuncia e Sacrificio



Marco Matteucci | © Grafo2000, Giovedì 20 Ottobre 2016

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