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mercoledì 19 ottobre 2016

L’ULTIMA TROVATA DEL VESCOVO DI ANVERSA: UN NUOVO RITO IN CHIESA PER CELEBRARE LE NOZZE GAY


 •  «non possiamo dire che non ci sono altre forme di amore diverse dal matrimonio omosessuale»   • 



Mons. Bonny: ‟Basta applicare a tutti lo stesso modello”. In passato lo stesso religioso
aveva anche chiesto di archiviare l'ultima enciclica ‟Humanae vitae” di Papa Paolo VI°

LA FALSA PASTORALE DI TANTI CATTIVI MAESTRI

“La chiesa deve riconoscere la relazionalità presente nelle coppie
formate da persone dello stesso sesso”


A un anno dalla conclusione del Sinodo ordinario sulla famiglia e a pochi mesi dal documento che ne ha tirato le conclusioni – l’esortazione Amoris laetitia – nella variegata chiesa europea c’è chi propone una propria interpretazione – che va ben al di là delle determinazioni sinodali – della nuova prassi che si dovrebbe applicare a quelle “situazioni nuove” (per usare una formulazione assai udita tra i padri nell'ultimo biennio di confronto voluto dal Papa) presenti nella società.

Il vescovo di Anversa, mons. Johan Bonny, ha proposto di creare “un rito alternativo” che consenta la benedizione delle coppie omosessuali, dei divorziati risposati e dei conviventi.

Nel suo ultimo libro: Puis-je? Merci. Désolé (Posso? Grazie. Mi spiace), pubblicato in Belgio martedì scorso, il presule sostiene la necessità di uscire dagli schemi consueti, di smetterla di “applicare a tutti lo stesso modello” e di aprirsi alla “evoluzione in una varietà di rituali in cui si possa riconoscere il rapporto d’amore tra omosessuali, anche dal punto di vista della chiesa e della fede”.

Il volume è pensato come una serie di interrogativi posti ragionando sullo stato della fede nel mondo contemporaneo. Domande che però già contengono le risposte e ribadiscono la linea che il vescovo di Anversa aveva già esplicitato più volte.

In un’intervista concessa al quotidiano De Morgen, alla fine del 2014 e cioè poco dopo la conclusione del primo Sinodo, Bonny era netto: “La chiesa deve riconoscere la relazionalità presente nelle coppie formate da persone dello stesso sesso”, aggiungendo che “troppe persone sono state escluse per troppo tempo”.

Basta, insomma, con “i traumi” dovuti alla “discriminazione”. Da abbattere, sosteneva, era “il dogma della chiesa” che conferisce l’esclusività alla relazione tra uomo e donna, e questo perché “i valori intrinseci sono per me più importanti della mera questione istituzionale. L’etica cristiana si basa su relazioni durature dove esclusività, fedeltà e cura per l’altro sono centrali”.

Nel libro, mons. Bonny conversa con il teologo Roger Burggraeve e con il giornalista Ilse Van Halst, ribadendo che “non possiamo continuare a dire che non ci sono altre forme di amore diverse dal matrimonio omosessuale. Lo stesso amore che troviamo in un uomo e una donna che vivono insieme lo troviamo in gay e lesbiche”.

Matteo Matzuzzi - IL FOGLIO | 12 Ottobre 2016
LEGGI IL CONTENUTO INTEGRALE DELL'ARTICOLO DI MATTEO MATZUZZI SUL SITO WEB: "IL FOGLIO.IT"

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