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giovedì 27 ottobre 2016

LUTERO AL ROGO. ANZI NO, SUGLI ALTARI. LA DOPPIA VISIONE DEL PAPA GESUITA

Bergoglio Lutero

 •  Bergoglio: "Lutero? ...una medicina per la Chiesa!" (SECONDO LUI)  • 



Ieri vedeva nella Riforma protestante la radice di tutti i mali. Oggi la festeggia come "medicina per la Chiesa". Ma non risulta che abbia rinnegato le sue critiche.
Eccole parola per parola.

Liberamente tratto dal Blog del vaticanista Sandro Magister chiesa.espressonline.it

ROMA, 27 ottobre 2016 – Tra quattro giorni Francesco volerà in Svezia, a Lund, accolto dalla locale vescovo donna, per festeggiare assieme alla Federazione luterana mondiale i cinquecento anni della Riforma protestante:

Nessun papa, prima di lui, ha mai manifestato una così calorosa simpatia per Lutero.

Interpellato sul grande eretico nella conferenza stampa sul volo di ritorno dall'Armenia, Francesco ha detto che Lutero era animato dalle migliori intenzioni e che la sua riforma fu "una medicina per la Chiesa", sorvolando sulle divergenze dogmatiche radicali che da cinque secoli dividono protestanti e cattolici, perché – sono sempre parole sue, questa volta dette nel tempio luterano di Roma – "la vita è più grande delle spiegazioni e interpretazioni".


L'ecumenismo di Francesco è fatto così. Il primato è ai gesti, agli abbracci, a qualche atto caritatevole fatto assieme. I contrasti di dottrina, anche abissali, li lascia alle discussioni dei teologi, che confinerebbe volentieri "su un'isola deserta", come ama dire neanche troppo per scherzo.

Anche Jorge Mario Bergoglio, però, una sua idea se l'è fatta su che cosa sono stati Lutero, Calvino e il protestantesimo in generale. Un'idea che oggi tiene ben chiusa dentro di sé, ma che in passato, quando non era papa né vescovo, non ha avuto timore di tirar fuori tutta.

Era l'estate del 1985 quando l'allora semplice gesuita Bergoglio tenne in Argentina, a Mendoza, una conferenza dedicata proprio alla strenua battaglia di cinque secoli fa tra la Compagnia di Gesù e i protestanti. E i passaggi nei quali egli si avventò con furia demolitrice contro il pensiero e l'opera di Lutero e Calvino sono riprodotti più sotto.

Trent'anni dopo non riaffiora più niente di quella invettiva nelle parole e nei gesti amichevolissimi che Bergoglio, divenuto papa, rivolge ai protestanti. Ma da ciò non deriva necessariamente che egli abbia rinnegato dentro di sé quelle sue critiche radicali.

Esse infatti sono state ripubblicate tali e quali, in spagnolo e in italiano, in due libri di fatto da lui autorizzati, usciti dopo la sua elezione a papa:

L'edizione spagnola del libro è stata curata dal Grupo de Comunicación Loyola, espressione ufficiale della Compagnia di Gesù.

E l'edizione italiana ha in più la prefazione di padre Antonio Spadaro, direttore de "La Civiltà Cattolica", il gesuita più di ogni altro vicino a papa Francesco, suo consigliere, confidente e ghostwriter. Il quale, nel riassumere la requisitoria antiprotestante di Bergoglio, non solo non prende da essa la minima distanza, ma addirittura la presenta come

"un ricchissimo affresco dal quale facilmente si può comprendere il modo di procedere del papa, fondato su due pilastri: la realtà e il discernimento"

. Quando l'edizione italiana del libro uscì, a metà del 2014, l'eminente teologo protestante Paolo Ricca, valdese, espresse il suo desolato stupore in un editoriale sulla rivista "Riforma":

Scrisse Ricca, con sott'occhio anche la prefazione di padre Spadaro:

"Stento a credere che l’attuale pontefice pensi di Calvino e della Riforma queste cose, che non stanno né in cielo né in terra e che nessuno storico cattolico, almeno tra quelli che conosco e leggo, dice più da molto tempo. E dato che i gesuiti, quando nacquero, si diedero come compito, oltre alla missione tra i pagani, anche quello di combattere con ogni mezzo il protestantesimo, come effettivamente è avvenuto, allora, se il protestantesimo che hanno combattuto è quello 'affrescato' da Bergoglio, devono sapere che hanno combattuto un protestantesimo fantasma, mai esistito, un puro idolo polemico creato solo dalla loro fantasia, che poco o nulla aveva a che fare con la famosa 'realtà', che pure volevano assumere come 'pilastro' del loro 'modo di procedere'".

E concluse:

"Mi chiedo come sia possibile avere oggi ancora, o anche trent’anni fa, una visione così deformata, distorta, travisata e sostanzialmente falsa della Riforma protestante. È una visione con la quale non solo non si può iniziare un dialogo, ma neppure una polemica: non ne vale la pena, perché è troppo lontana e difforme dalla realtà. Una cosa è certa: a partire da una visione del genere, una celebrazione ecumenica del cinquecentesimo anniversario della Riforma, nel 2017, appare letteralmente impossibile".

Invece papa Francesco c'è riuscito. Il suo viaggio festoso nella Svezia luterana ne è la prova. "Audacia dell'impossibile" è anche la parola d'ordine del nuovo generale dei gesuiti, eletto pochi giorni fa.

Per compiere il miracolo, è bastato a Bergoglio simulare la totale dimenticanza di quel suo discorso di trent'anni fa a Mendoza.

Eccolo qua. Tutto da rileggere, alla vigilia della festa di Lund.


Sandro Magister - © CHIESA.ESPRESSONLINE.IT | 27 ottobre 2016

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