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venerdì 16 settembre 2016

FRANCIA: CHIESE SMANTELLATE PER FAR POSTO A MOSCHEE E SUPERMERCATI


 •  D'altronde cosa possiamo pretendere da uno stato che protegge i terroristi?  • 



«Altro che “vivre ensemble”. La Francia si è mobilitata più per Cesare Battisti
che per i cristiani martirizzati»

Articolo di Giulio Meotti sulla distruzione delle chiese nella “France rouge” di Hollande


Liberté, Égalité, Fraternité



Roma. Quando nel luglio di un anno fa il rettore della Grande moschea di Parigi, Dalil Boubaker, propose di trasformare in moschee le chiese francesi, furono le solite mosche bianche, da Alain Finkielkraut a Pascal Bruckner, a firmare l’appello di Valeurs actuelles Touche pas à mon église, in difesa del patrimonio cristiano francese, tramortito lunedì dallo sgozzamento rituale di un sacerdote nella chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray. E quei pochi furono accusati dai più di disturbare la pace multiculturale.


Laurent Joffrin, direttore di Libération, lo definì “un appello all'intolleranza” firmato da “penne decrepite e fasciste”, paragonando Bruckner a Charles Maurras, il grande letterato che abbracciò l’illusione di Vichy. Da anni, sindaci socialisti approvano, infatti, la demolizione delle chiese francesi o la loro trasformazione in moschee. La chiamano, in gergo derridiano, “decostruzione”.

Lo storico dell’arte Didier Rykner, che dirige la rivista La Tribune de l’Art, ha scritto che “è dalla Seconda guerra mondiale che non vedevamo chiese ridotte in macerie”. Béatrice de Andia, fondatrice dell'Observatoire du patrimoine religieux, ha spiegato che “per la prima volta distruggiamo dei luoghi di culto senza causa apparente, lasciando al loro posto dei parcheggi, ristoranti, boutique, piazze con giardini pubblici, abitazioni. I distruttori passano per bravi gestori”.

Se l’appello a salvare le chiese francesi venne demonizzato o ignorato, stessa sorte hanno subíto gli appelli a favore delle congregazioni cristiane orientali minacciate di sterminio e diaspora dall'islam radicale.

I cristiani orientali scompariranno fino all'ultimo?


“Non è più possibile ignorare questa pulizia etnico-culturale”, recita l’appello firmato dai soliti combattivi intellettuali “islamofobi”, da Elisabeth Badinter a Finkielkraut, passando per Marcel Gauchet, Jacques Julliard e Michel Onfray. Un altro appello simile non è andato oltre la firma dell’ex ministro Rachida Dati.

“E’ per questo che ci rivolgiamo alla coscienza universale. E chiediamo al governo francese di intervenire per una riunione speciale del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in modo che metta fine al genocidio culturale che viene commesso”.

Appello coraggioso, soltanto che il governo francese non aveva previsto di includere i cristiani nello slogan repubblicano “vivre ensemble”.

E a paragone, la difesa del terroriste rouge Cesare Battisti ha raccolto le firme dell’intero pantheon culturale francese.

Per i cristiani minacciati dall'islamismo vale l’editoriale sul Figaro di Etienne de Montety: “Silence, on persécute!”, dove si scrive che “l’opinione pubblica è solita a proteste, petizioni, manifestazioni di ogni genere”, ma non per i cristiani.

Sulle chiese orientali, la Francia laïque ha chiuso la discussione in nome del suo secolarismo aggressivo.

A marzo, il quotidiano francese Figaro ha accusato il governo di Manuel Valls di aver abbandonato i cristiani minacciati di morte da parte dell'Isis, tradendo le promesse di dare loro diritto d’asilo.

Da qui l’appello dell’Assemblea dei vescovi di Francia, riuniti a Lourdes:
“Esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per i ritardi e le difficoltà nell'ottenere i visti per i rifugiati sfollati a Erbil in Iraq”.

Dura l’accusa dell’esperto di Siria all’Università di Tours, Frédéric Pichon, che ha rivelato a Radio Courtoisie:
“Esistono delle precise consegne da parte del governo francese per ignorare il problema dei cristiani d’oriente”
...continua

Giulio Meotti | IL FOGLIO | 28 Luglio 2016
LEGGI IL CONTENUTO INTEGRALE DELL'ARTICOLO DI GIULIO MEOTTI SUL SITO WEB: "IL FOGLIO.IT"

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