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domenica 5 giugno 2016

MARIA VALTORTA: LA MISTICA INNAMORATA DI CRISTO

Giovanni Duprè - La Pietà (particolare), 1862, Siena, Cimitero della Misericordia - Cappella Bichi-Ruspoli

 •   «nei secoli futuri, non potrà più essere ucciso il Figlio di Dio, ma la fede in Dio, l'idea di Dio, sì»   • 



Aveva quasi finito di scrivere la sua opera maggiore, quella in dieci volumi dal titolo “L'Evangelo come mi è stato rivelato”, quando Maria Valtorta fu pressa dalla nostalgia del suo Signore, pensando di non poterlo più vedere.
Ma Egli venne a consolarla con una promessa: “Io sempre verrò. E per te sola. E sarà ancora più dolce perché sarò tutto per te ...ti porterò più su, nelle pure sfere della pura contemplazione... D'ora in poi contemplerai soltanto ...ti smemorerò del mondo nel mio amore.”


esù le disse: “Come sarai felice quando ti accorgerai di essere nel mio mondo per sempre e d'esservi venuta, dal povero mondo, senza neppure essertene accorta, passando da una visione alla realtà, come un piccolo che sogna la mamma e che si sveglia con la mamma che lo stringe al cuore. Così Io farò con te.”



Maria Valtorta nacque a Caserta il 14 marzo 1897, figlia unica di un ufficiale di Cavalleria e di una insegnante di francese, entrambi lombardi. Crebbe e si formò in varie città del nord, (Faenza, Milano, Voghera) mostrando un carattere forte, spiccate capacità umane e straordinarie doti spirituali. Completò i suoi studi nel prestigioso Collegio Bianconi di Monza.

Durante la prima guerra mondiale fu infermiera “samaritana” nell'Ospedale Militare di Firenze, città in cui abitò a lungo e dove fu segnata dalle prove più dure, procurate dalla terribile mamma, che per due volte infranse il suo legittimo sogno d'amore, e da un sovversivo, che per strada le sferrò una bastonata alle reni. Si ritemprò, in parte, con una vacanze di due anni a Reggio Calabria, presso parenti facoltosi ed affezionati.

Nel 1924 si stabiliva con i genitori a Viareggio, dove fu impegnata in Parrocchia come delegata di cultura per le giovani di Azione Cattolica. Intanto le sue sofferenze aumentavano e la sua ascesi culminava in eroiche offerte di sé per amore a Dio e all'umanità. La sua vera missione, quella di scrittrice mistica, maturò e si svolse negli anni centrali della sua lunga infermità, che la costrinse ininterrottamente a letto per quasi trent'anni fino alla sua morte.

Nel 1943, inferma da nove anni, Maria Valtorta aderì ad una richiesta del confessore e scrisse l'Autobiografia. Svelando il suo talento di scrittrice, riempì di getto sette quaderni per narrare senza reticenze la propria vita, umana fino alla passionalità, ascetica fino all'eroismo.

Subito dopo dava inizio ad una produzione letteraria prodigiosa. Stando seduta nel letto, Maria Valtorta scriveva di suo pugno su comuni quaderni, di getto, senza preparare schemi ne correggere. Spesso alternava la stesura degli episodi dell'opera maggiore con quella di altri argomenti, che avrebbero poi dato corpo alle opere minori.

Nel 1924 si stabiliva con i genitori a Viareggio, dove fu impegnata in Parrocchia come delegata di cultura per le giovani di Azione Cattolica. Intanto le sue sofferenze aumentavano e la sua ascesi culminava in eroiche offerte di sé per amore a Dio e all'umanità. La sua vera missione, quella di scrittrice mistica, maturò e si svolse negli anni centrali della sua lunga infermità, che dal 1934 la costrinse ininterrottamente a letto per quasi trent'anni.

Nel 1943, inferma da nove anni, Maria Valtorta aderì ad una richiesta del confessore e scrisse l'Autobiografia. Svelando il suo talento di scrittrice, riempì di getto sette quaderni per narrare senza reticenze la propria vita, umana fino alla passionalità, ascetica fino all'eroismo.

Subito dopo dava inizio ad una produzione letteraria prodigiosa. Stando seduta nel letto, Maria Valtorta scriveva di suo pugno su comuni quaderni, di getto, senza preparare schemi ne correggere. Spesso alternava la stesura degli episodi dell'opera maggiore con quella di altri argomenti, che avrebbero poi dato corpo alle opere minori.

L'epilogo


Aveva quasi finito di scrivere la sua opera maggiore, quella in dieci volumi dal titolo “L'Evangelo come mi è stato rivelato”, quando Maria Valtorta fu pressa dalla nostalgia del suo Signore, pensando di non doverlo più vedere. Ma Egli venne a consolarla con una promessa: “Io sempre verrò. E per te sola. E sarà ancora più dolce perché sarò tutto per te ...ti porterò più su, nelle pure sfere della pura contemplazione... D'ora in poi contemplerai soltanto ...ti smemorerò del mondo nel mio amore.”

Era il 14 marzo 1947, giorno del suo 50° compleanno.

l 12 settembre 1944, Gesù le disse: “Come sarai felice quando ti accorgerai di essere nel mio mondo per sempre e d'esservi venuta, dal povero mondo, senza neppure essertene accorta, passando da una visione alla realtà, come un piccolo che sogna la mamma e che si sveglia con la mamma che lo stringe al cuore. Così Io farò con te.”

Sta di fatto che, a partire dal 1956, Maria iniziò a dare segni di un distacco psichico, che gradualmente diventava, negli anni successivi, incomunicabilità, dolce apatia, abbandono totale, ma che non fece mai smorzare sul suo viso la vivezza dello sguardo o alterare la serenità dell'espressione, senza peraltro far trapelare i dolori che ancora dovevano tormentarla.

Si spense nella mattina di giovedì 12 ottobre 1961, mentre un sacerdote le recitava la preghiera degli agonizzanti: “Parti, anima cristiana, da questo mondo”. Aveva 64 anni di età ed era inferma a letto da 27 anni e mezzo.

Dodici anni dopo, il 2 luglio 1973, i resti mortali di Maria Valtorta, traslati dal Camposanto della Misericordia in Viareggio, furono tumulati a Firenze, in una cappella nel Chiostro grande della basilica della SS. Annunziata.

La sua tomba a Firenze e la casa in cui visse a Viareggio sono meta di tantissimi devoti e visitatori da tutto il mondo devoti e grati delle sue opere.

Sintesi dei Messaggi di Gesù a Maria Valtorta


Ma anche in verità vi dico che ugualmente sarà distrutta la Terra quando l'abominio della desolazione entrerà nel novello Sacerdozio conducendo gli uomini all'apostasia per abbracciare le dottrine d'inferno.
Allora sorgerà il figlio di Satana e i popoli gemeranno in un tremendo spavento, pochi restando fedeli al Signore, e allora anche, fra convulsioni d'orrore, verrà la fine dopo la vittoria di Dio e dei suoi pochi eletti, e l'ira di Dio su tutti i maledetti.
Guai, tre volte guai se per quei pochi non ci saranno ancor santi, gli ultimi padiglioni del Tempio di Cristo! Guai, tre volte guai se, a confortare gli ultimi cristiani, non ci saranno veri Sacerdoti come ci saranno per i primi. In verità l'ultima persecuzione sarà orrenda, non essendo persecuzione d'uomini ma del figlio di Satana e dei suoi seguaci. Sacerdoti?
Più che sacerdoti dovranno essere quelli dell'ultima ora, tanto feroce sarà la persecuzione delle orde dell'Anticristo. Simili all'uomo vestito di lino che tanto è santo da stare al fianco del Signore, nella visione di Ezechiele essi dovranno instancabili segnare con la loro perfezione un Tau sugli spiriti dei pochi fedeli perché le fiamme d'inferno non cancellino quel segno.
Sacerdoti? Angeli. Angeli agitanti il turibolo carico degli incensi delle loro virtù per purificare l'aria dai miasmi di Satana. Angeli? Più che angeli: altri Cristi, altri Me, perché i fedeli dell'ultimo tempo possano perseverare fino alla fine.
Questo dovranno essere. Ma il bene e il male futuro ha radice nel presente. Le valanghe hanno inizio da un fiocco di neve. Un sacerdote indegno, impuro, eretico, infedele, incredulo, tiepido o freddo, spento, insipido, lussurioso, fa un male decuplo di quello di un fedele colpevole degli stessi peccati, e trascina molti altri al peccato. La rilassatezza nel Sacerdozio, l'accoglimento di impure dottrine, l'egoismo, l'avidità, la concupiscenza nel Sacerdozio, voi sapete dove sfocia: nel deicidio.
Ora, nei secoli futuri, non potrà più essere ucciso il Figlio di Dio, ma la fede in Dio, l'idea di Dio, sì. Perciò sarà compiuto un deicidio ancor più irreparabile perché senza risurrezione. Oh! si potrà compiere, sì. Io vedo... Si potrà compiere per troppi Giuda di Keriot dei secoli futuri. Orrore!...
La mia Chiesa scardinata dai suoi stessi ministri! E Io che la sorreggo con l'aiuto delle vittime. Ed essi, i Sacerdoti, che avranno unicamente la veste e non l'anima del Sacerdote, che aiutano il ribollire delle onde agitate dal Serpente infernale contro la tua barca, o Pietro. In piedi! Sorgi! Trasmetti quest'ordine ai tuoi successori:"Mano al timone, sferza sui naufraghi che hanno voluto naufragare, e tentano di far naufragare la barca di Dio". Colpisci, ma salva e procedi. Sii severo, perché sui predoni giusto è il castigo. Difendi il tesoro della fede. Tieni alto il lume come un faro sopra le onde sconvolte, perché quelli che seguono la tua barca vedano e non periscano. Pastore e nauta per i tempi tremendi, raccogli, guida, solleva il mio Vangelo perché in questo e non in altra scienza è la salute.
Verranno i tempi nei quali, così come avvenne da noi d'Israele e ancor più profondamente, il Sacerdozio crederà d'essere classe eletta perché sa il superfluo e non conosce più l'indispensabile, o lo conosce nella morta forma con cui ora conoscono i Sacerdoti la Legge: nella vesta essa, esageratamente aggravata di frange, ma non nel suo spirito. Verranno i tempi nei quali tutti i libri si sostituiranno al Libro, e questo sarà solo usato così come uno, che deve forzatamente usare un oggetto, lo maneggia meccanicamente, così come un contadino ara, semina, raccoglie senza meditare sulla meravigliosa provvidenza che è quel moltiplicarsi di semi che ogni anno si rinnovella: un seme gettato in terra smossa che diviene stelo, spiga, poi farina e poi pane per paterno amore di Dio.
Chi, mettendosi in bocca un boccone di pane, alza lo spirito a Colui che ha creato il primo seme e da secoli lo fa rinascere e crescere, dosando le piogge e il calore perché si schiuda e si alzi e maturi senza marcire o senza bruciarsi? Così verrà il tempo che sarà insegnato il Vangelo scientificamente bene, spiritualmente male. Or che è la scienza se manca sapienza? Paglia è.
Paglia che gonfia e non nutre. E in verità vi dico che un tempo verrà nel quale troppi fra i Sacerdoti saranno simili a gonfi pagliai, superbi pagliai che staranno impettiti nel loro orgoglio d'esser tanto gonfi, come se ancor le spighe fossero in vetta alle paglie, e crederanno d'esser tutto perché invece del pugnello di grani, il vero nutrimento che è lo spirito del Vangelo, avranno tutta quella paglia: un mucchio! Un mucchio! Ma può bastare la paglia? Neppure per il ventre del giumento essa basta, e se il padrone dello stesso non corrobora l'animale con biade ed erbe fresche, il giumento nutrito di sola paglia deperisce e anche muore.
Eppure Io vi dico che un tempo verrà nel quale i Sacerdoti, immemori che con poche spighe Io ho istruito gli spiriti alla Verità, e immemori anche di ciò che è costato al loro Signore quel vero pane dello spirito, tratto tutto e solo dalla Sapienza Divina, detto dalla Divina Parola, dignitoso nella forma dottrinale, instancabile nel ripetersi, perché non si smarrissero le verità dette, umile nella forma, senza orpelli di scienze umane, senza completamenti di storici e geografici, non si cureranno dell'anima di esso, ma della veste da gettargli sopra per mostrare alle folle quante cose essi sanno, e lo spirito del Vangelo si smarrirà in loro sotto valanghe di scienza umana.
E se non lo possiedono come possono trasmetterlo? Che daranno ai fedeli questi pagliai gonfi? Paglia. Che nutrimento ne avranno gli spiriti dei fedeli? Tanto da trascinare una languente vita. Che frutto matureranno da questo insegnamento e da questa conoscenza imperfetta del Vangelo? Un raffreddarsi di cuori, un sostituirsi di dottrine eretiche, di dottrine e idee ancor più che eretiche, all'unica, vera dottrina, un prepararsi il terreno alla Bestia per il suo fugace regno di gelo, di tenebre e orrore.
In verità vi dico che come il Padre e Creatore moltiplica le stelle perché non si spopoli il cielo per quelle che, finita la loro vita, periscono, così ugualmente Io dovrò evangelizzare cento e mille volte dei discepoli che spargerò fra gli uomini e fra i secoli. E anche in verità vi dico che la sorte di questi sarà simile alla mia: la sinagoga e si superbi li perseguiteranno come mi hanno perseguitato.
Ma tanto Io che essi abbiamo la nostra ricompensa: quella di fare la Volontà di Dio e di servirlo sino alla morte di croce perché la sua gloria risplenda e la sua conoscenza non perisca. Ma tu, Pontefice, e voi, Pastori, in voi e nei vostri successori vegliate perché non si perda lo spirito del Vangelo e instancabilmente pregate lo Spirito Santo perché in voi si rinnovelli una continua Pentecoste - voi non sapete ciò che voglio dire, ma presto lo saprete - onde possiate comprendere tutti gli idiomi e discernere e scegliere le mie voci da quelle della Scimmia di Dio: Sanata.
E non lasciate cadere nel vuoto le mie voci future. Ognuna di esse è una misericordia mia in vostro aiuto, e tanto più numerose saranno quanto più per ragioni divine Io vedrò che il Cristianesimo ha bisogno di esse per superare le burrasche dei tempi.
Pastore e nauta nei tempi tremendi...E tua bussola il Vangelo. In esso è la Vita e la Salute. E tutto è detto in esso. Ogni articolo del Codice santo, ogni risposta per i casi molteplici delle anime, sono in esso. E fa che da esso non si scostino Sacerdoti e fedeli. Fa che non vengano dubbi su esso. Alterazioni di esso. Sostituzioni e sofisticazioni di esso. Il Vangelo è Me stesso. Dalla nascita alla morte. Nel Vangelo è Dio. Perché in esso sono manifeste le opere del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo. Il Vangelo è amore. "La mia Parola è Vita". Ho detto:"Dio è carità".
Conoscano dunque i popoli la mia Parola e abbiano l'amore in loro, ossia Dio. Per avere il Regno di Dio. Perché chi non è in Dio non ha in se la Vita. Perché quelli che non accoglieranno la Parola del Padre non potranno essere una sola cosa col Padre, con Me e con lo Spirito Santo in Cielo, e non potranno essere del solo Ovile che è santo così come Io voglio. Non saranno tralci uniti alla Vite perché chi respinge in tutto o parte al mia Parola è un membro nel quale più non scorre la linfa della Vite. La mia Parola è succo che nutre, fa crescere e portare frutto.
Tutto questo farete in memoria di Me che ve l' ho insegnato. Molto ancora avrei da dirvi su quanto ho detto ora. Ma Io ho soltanto gettato il seme. Lo Spirito Santo ve lo farà germogliare. Ho valuto darvi Io il seme perché conosco i vostri cuori e so come titubereste di paura per comandi spirituali, immateriali. La paura di un inganno vi paralizzerebbe ogni volontà. Perciò Io per il primo vi ho parlato di tutte le cose. Poi il Paraclito vi ricorderà le mie parole e ve le amplificherà nei particolari. E voi non temerete perché ricorderete che il primo seme ve l' ho dato Io. Lasciatevi condurre dallo Spirito Santo.
Se la mia Mano era dolce nel guidarvi, la sua Luce è dolcissima. Egli è Amore di Dio. Così Io me ne vado contento perché so che Egli prenderà il mio posto e vi condurrà alla conoscenza di Dio. Ancora non lo conoscete nonostante tanto vi abbia detto di Lui. Ma non è colpa vostra. Voi avete fatto di tutto per per comprendermi e perciò siete giustificati se anche per tre anni avete capito poco. La mancanza della Grazia vi ottundeva lo spirito. Anche ora capite poco benché la Grazia di Dio sia scesa su di voi dalla mia croce. Avete bisogno del Fuoco.
Un giorno ho parlato di questo a un di voi, andando lungo le vie del Giordano. L'ora è venuta. Io me ne torno al Padre mio, ma non vi lascio soli perché lascio a voi l'Eucarestia ossia il vostro Gesù fatto cibo agli uomini. E vi lascio l'Amico: il Paraclito. Esso vi condurrà. Passo le vostre anime dalla mia luce alla sua Luce ed Egli compirà la vostra formazione.


Marco Matteucci | Domenica, 5 Giugno 2016
MARIA VALTORTA: “LA RESURREZIONE”


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