Google+

Cerca un articolo nel blog

Grazie per aver visitato il Blog, adesso sono le ore |

martedì 28 giugno 2016

NOTRE-DAME DU LAUS: LA PASTORELLA CHE “ASSAPORÒ” IL PARADISO

Santuario di Nostra Signora di Laus - La cappella del “Bon-Rencontre” dove riposa la Venerabile Benoîte Rencurel.

 •   «FIGLIA MIA, TI MOSTRERÒ COSE CHE NON HAI MAI VISTO E CHE TI RENDERANNO MOLTO FELICE»   • 



Al Laus, per ben cinquantaquattro anni, la Madonna scelse una povera pastorella del luogo, rozza e analfabeta, la educò poco alla volta alla fede per farne uno straordinario strumento della grazia divina. È questa la storia di Benoîte Rencurel, che la Chiesa ha proclamato Venerabile, in attesa di vederla elevata assai presto, anche lei come altri grandi veggenti di Maria, alla gloria degli altari. Benedetta Rencurel era una pastorella di 16 anni quando nel maggio 1664 ebbe, sopra il villaggio di St. Etienne, in una località chiamata Vallone dei forni, la prima apparizione della Madonna, che teneva per la mano un bellissimo bambino.


La vita della mistica




enerabile Benoîte Rencurel
(17 settembre 1647 - 28 dicembre 1718)

Benoîte era nata il 17 settembre 1647 a St. Etienne; rimasta precocemente orfana, andò a servire il gregge dai Jullien, una famiglia benestante del posto. Era una ragazza dolce, cresciuta nella bontà operosa. Amava molto pregare e rimanere assorta per lungo tempo col rosario tra le dita. Sotto la dolcezza però si nascondeva un carattere fermo e assai determinato al bene. Ma, per tutto il resto, era una ragazza come le altre.

Al Vallone dei forni Benedetta conduceva spesso le pecore al pascolo. Fu qui che ad un certo punto, nel maggio del 1664, le apparve una bellissima signora con un bambino per mano. Poco dopo, e senza proferire una sola parola, la bella Signora scomparve.

A quella apparizione presto se ne aggiungono delle altre, ma tutte silenziose. Maria non parla, non dice nulla. Sembra quasi, la sua, una precisa "pedagogia", volta a educare, attraverso la strategia spirituale dei piccoli passi, una rozza e ignorante pastorella.

Gradatamente, un po’ alla volta, la bella Signora prende confidenza con Benedetta e la coinvolge in domande e risposte, la guida, la conforta, la rassicura, le chiede di fare qualcosa per lei, l’aiuta a capire meglio gli altri e ad amare di più Dio.

Pur esortata dalla bella Signora a farsi ancora più umile, la giovane veggente non può nascondere ancora per molto quanto le sta accadendo. Presto anche le autorità ne vengono coinvolte ed esigono delle spiegazioni. La Madonna, perché ormai è chiaro che della Vergine Maria si tratta, al Vallon des Fours domanda una processione di tutto il popolo e al punto di arrivo rivela finalmente il suo nome: "Mi chiamo Maria!", per poi aggiungere: "Non riapparirò più per un certo tempo!".

Difatti, trascorrerà circa un mese perché riappaia nuovamente, questa volta al Pindreau. Ha un messaggio per Benedetta: "Figlia mia, salite la costa del Laus. Là troverete una cappella dove sentirete profumo di violetta."

L’indomani Benedetta parte alla ricerca di questo luogo e scopre, dai profumi promessi, la piccola cappella dedicata a Notre Dame de la Bonne Rencontre. Benedetta apre con trepidazione il portale e trova la Madre del Signore ad attenderla sopra l’altare polveroso. La cappella infatti è deserta e piuttosto abbandonata. "Desidero far costruire qui una chiesa più grande in onore del mio adorato Figlio", le annuncia Maria. "Esso sarà il luogo di conversione per numerosi peccatori. E sarà il luogo dove io vi apparirò molto spesso."

Cinquantaquattro anni durarono le apparizioni al Laus: nei primi mesi esse si verificarono tutti i giorni, poi ebbero una cadenza pressoché mensile. Nel 1672 Benedetta andò ad abitare definitivamente a Laus, in una modestissima casetta tuttora esistente. Una casupola nella quale la veggente, istruita da Maria alle verità della fede, trascorreva ore e ore assorta in preghiera, alternando momenti di pace ad altri di lotta furibonda col maligno, da cui nel corso della vita dovette subire parecchie vessazioni.

Le sue assidue preghiere, le austere prove spirituali, le penitenze corporali a cui ella stessa si sottopone, l’austerità della sua vita tutta raccolta in Dio affinano notevolmente il suo spirito e la rendono idonea ad accogliere le molte migliaia di pellegrini che cominciano ad accorrere al Laus.

Proprio a lei, che era praticamente uno "zero sociale" nella società del suo tempo, la Madonna volle affidare uno straordinario messaggio spirituale, legato addirittura alla costruzione di un santuario, all’accoglienza e alla guida dei pellegrini.

Nel luglio 1673, mentre è in preghiera ai piedi di una grande croce di legno sul colle antistante Avançon, le appare Gesù, steso e inchiodato sulla croce, ricoperto di sangue. Da allora e per molti anni Benedetta soffre nel proprio corpo i dolori della Passione di Cristo.

La veggente dovrà anche subire un forzato allontanamento dal Laus quando, nel 1692, le truppe del duca di Savoia invaderanno la regione francese. Obbediente alla Vergine, Benedetta si rifugerà a Marsiglia. Al suo ritorno ella trova il Laus tutto devastato.

Ma altri gravi eventi la attendono: muore il suo confessore, scompaiono quasi del tutto i suoi sostenitori, vengono chiamati al santuario dei preti giansenisti che le rifiutano persino la comunione e la Messa quotidiana. Si tenta di allontanarla dal Laus per rinchiuderla in un convento. Venti anni dureranno tali persecuzioni.

Benedetta non si farà mai suora, la sua missione infatti è un’altra. Ad alcune suore della Savoia che col proposito di installarsi a Laus pensano di convincere Benedetta a farsi loro consorella, la veggente risponde che la Madre di Dio le ha dato un compito preciso: "che bisognava che ella vedesse i pellegrini, che parlasse loro quando glielo chiedevano, per dare loro i consigli necessari, come Dio l’ispirava. E questo – disse lei – non avrebbe potuto fare in un monastero dove sarebbe stata troppo al chiuso…"

A partire dalla Pentecoste del 1718 la salute di Benedetta Rencurel declinò bruscamente. La veggente morì la sera del 28 dicembre, festa dei Santi Innocenti. Aveva 71 anni.

Venne sepolta davanti all’altare maggiore del santuario, sotto la lampada il cui olio serve ancora oggi a ungere i devoti, soprattutto ammalati e sofferenti, che ogni giorno giungono al Laus.

Finalmente, il 16 ottobre 1872, il pontefice Pio IX° proclamava Venerabile la serva di Dio Benoîte Rencurel, la veggente che vide Maria al Laus e che ancora oggi, a distanza di tanto tempo, è oggetto di venerazione da parte di molti.

La grande visione del Paradiso


Il viaggio di Benoîte in Paradiso, guidata dalla Vergine Maria, sorprende certamente, ma ci offre allo stesso tempo una testimonianza della misericordia di Dio senza paragoni. Questa esperienza è, insieme alle apparizioni della Vergine Maria e a quelle del Cristo in Croce, un avvenimento cardine della vita spirituale di Benoîte.
Il 15 agosto 1698, giorno della festa dell’Assunzione, tra le sette e le otto di sera, Benoîte si trova nella sua stanza. Recita fedelmente le litanie della santa Vergine. All’improvviso la santa Vergine appare, scortata da quattro angeli che sembrano dei bambini. La veggente prova una gioia straordinaria. Ripresasi dalla sua contemplazione, sente dalla bocca della sua buona Madre queste parole: “Figlia mia, seguimi, ti mostrerò delle cose che non hai mai visto e che ti renderanno molto felice”.
In quel momento due angioletti si staccano dal gruppo celeste e vengono a prendere la pastorella; gli altri due rimangono vicini alla loro Regina che si innalza nell’aria. Benoîte, a sua volta, si libra nello spazio, al seguito della Madre di Dio. La sua ascensione è già cominciata da tempo quando sente un coro angelico cantare le litanie della Passione.
Queste invocazioni: ”Gesù disprezzato, Gesù schernito, Gesù crocifisso ecc.” ripetute da voci d’angeli, le riempiono l’anima di una forte compassione mescolata ad una gioia altrettanto indescrivibile. A questi canti si mescolano i profumi emanati dalla Regina dei Cieli e dai suoi angeli. Ma Benoîte avverte un’inquietudine assolutamente umana vedendosi a quell’altezza e si dice: “Dove sono? E se questi due piccoli angioletti non avessero la forza per portarmi perché io sono grande e pesante? E se mi lasciano cadere che ne sarà di me?”.
La Madre di Dio intuisce il suo turbamento e le dice: “Non aver paura, non cadrai”. Queste parole la rassicurano ed è ormai senza preoccupazione che prosegue il suo volo attraverso gli spazi illuminati dallo splendore della santa Vergine.
È in quel momento che Benoîte arriva alle porte del Paradiso. Pierre Gaillard ha lasciato questa sintesi che trascriviamo integralmente: «Le porte, sei in tutto, erano fatte di pietre preziose di diversi colori scintillanti: gli occhi di Benoîte ne erano abbagliati. Un personaggio vestito di porpora si presenta al cospetto della Sovrana del Cielo, la saluta con profonda reverenza e apre la porta della Gerusalemme celeste. Una folla immensa si offre alla vista della pastorella.
“C’è tanta gente”, dice alla sua buona Madre.
“È il popolo di mio Figlio”, le risponde la Madre di Dio,
“E ne vedrai ancora di più”.
“Se così vi aggrada, mia buona Madre, vorrei tanto rimanere qui”.
“Non è ancora tempo, figlia mia”.
Durante questo colloquio gli angeli che avevano scortato la santa Vergine e quelli che avevano portato Benoîte si ritirarono e lasciarono le due sante viaggiatrici percorrere a piedi l’immenso sagrato del Cielo.
La gioiosa giovane nuotava tra i flutti di luce e ascoltava le inebrianti armonie attraversando la legione dei beati. Questi ultimi le sembravano più luminosi del sole: erano seduti su troni circondati di splendore e gloria, il loro capo era scoperto e le loro chiome bionde, la giovinezza brillava sulla fronte di tutti e si aggiungeva alla loro bellezza. Di tanto in tanto, si alzavano dai loro seggi dorati e poi vi si risedevano cantando le lodi dell’Eterno.
Quando la Regina del Cielo passava davanti a loro, la salutavano con amore e venerazione e sorridevano alla sua gioiosa accompagnatrice. Tra i beati Benoîte riconobbe Peythieu e Hermitte, i suoi direttori di un tempo, che avevano ormai lasciato il mondo, ma vi tornavano ogni tanto per farle visita e consolarla. La guardarono con paterna tenerezza quando passò e la salutarono con il più amorevole dei sorrisi. Benoîte ebbe inoltre la gioia di poter contemplare in questo oceano di gloria la sua degna madre così come diversi altri parenti, amici e persone di sua conoscenza. La visione di queste anime a lei così care arrestò per un momento il suo cammino, Benoîte avrebbe voluto parlare, ma Maria la trascinò più avanti dicendole “Seguimi, figlia mia”.
Benoîte vide poco dopo tre file di troni sfavillanti di luce, sfolgoranti d’oro e di pietre preziose, disposti uno sopra l’altro a forma di anfiteatro. “Sulla fila più alta si trovano i martiri vestiti di rosso”, le disse la sua divina guida, “sulla seconda le vergini vestite di bianco e sulla terza i tanti beati vestiti di tutti i colori”.
Ancora più avanti, al centro del Paradiso, per quanto Benoîte potesse capire – tutto quello splendore la abbagliava -, poté scorgere un trono più elevato degli altri e così abbagliante di gemme che non le fu possibile distinguere chi vi fosse seduto. Una moltitudine di angeli rivestiti di gloria lo circondavano. Passando davanti a questo trono Maria si prosternò e adorò, poi continuò il suo cammino nelle regioni eterne.
Nelle vicinanze di questo tribunale, dove gli occhi umani di Benoîte non poterono distinguere l’Eterno, la pastorelle vide uno splendido albero, sontuoso per le sue proporzioni e i suoi rami. La chioma si elevava ad un’altezza prodigiosa e i suoi rami si estendevano enormemente. Le foglie erano d’oro e i frutti somigliavano a mele rosse. Benoîte ne avrebbe volentieri colta una, ma si trattenne per rispetto: “Questo è un albero bellissimo”, disse alla sua buona Madre. “È un albero della vita” rispose l’augusta Maria».
Pierre Gaillard prosegue inoltre così: «Nel frattempo si era fatta notte sulla terra e anzi, giungeva al termine. Lo stesso corteo che aveva prelevato da Laus la santa pastorella la restituì al mondo. I due angeli incaricati di sostenerla la lasciarono ai piedi delle salite per Laus, sulla strada per l’Eremo. “Vai, senza temere nulla” le disse la Madre di Dio. Non era ancora giorno, ma la pastorella poté comunque rientrare senza intoppi nella sua cella poiché il bagliore della Vergine immacolata rischiarava il suo cammino come il sole di mezzogiorno.
Ancora felice e piena di ammirazione per tutto ciò che aveva visto e sentito, ebbra di gioia e di conforto, Benoîte passò quindici giorni in uno stato d’estasi, senza il bisogno di nutrirsi in alcun modo. Ma i suoi sentimenti erano troppo vivi perché la pastorella potesse non tradirsi. Presto divenne facile notare il suo cambiamento.
Presto divenne facile notare il suo cambiamento. Tutti si domandavano quale grazia avesse ricevuto, la supplicavano, invano, di raccontare e spiegarsi. La pastorella avrebbe voluto rendere gloria a Dio, ma temeva di peccare di vanità.
Un giorno, però, mentre stirava le stoffe della chiesa e parlava con le sue compagne delle gioie del Paradiso, le scappò qualche parola a proposito di ciò che aveva visto. Tanto bastò, una delle donne che erano presenti riportò il fatto al confessore di Benoîte che le ordinò, in nome della santa obbedienza, di raccontare ciò che era successo.
La pastorella raccontò, allora, non senza un’estrema esitazione ed imbarazzo, ciò che avete appena letto».
Padre Bertrand Gournay, rettore del Santuario di Nostra Signora del Laus

Marco Matteucci | Martedì, 28 Giugno 2016
Santuario di Nostra Signora di Laus: “IL RIFUGIO DEI PECCATORI”


Nessun commento :

Posta un commento

Inizio Pagina Su Pagina Giù Fondo Pagina Auto Scroll Stop Scroll