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lunedì 2 maggio 2016

A SCUOLA DA FRANCESCO: I VESCOVI DELLE FILIPPINE PROMUOVONO LA “SALUTE RIPRODUTTIVA”

 •   Citare Paolo VI sulle suore violentate in Congo, con cose quel papa non disse mai  • 


Hanno incoraggiato i fedeli all'uso degli anticoncezionali, "nelle circostanze che invitano a un ripensamento del divieto". Come suggerito dal papa, interpellato sul virus Zika
Liberamente tratto da un'articolo del vaticanista Sandro Magister | © SETTIMO CIELO | del 26 febbraio 2016


nalizziamo la risposta data da papa Francesco riguardo all'uso degli anti-concezionali, durante la conferenza stampa sul volo di ritorno dal Messico a Roma, rispondendo alla domanda formulata dalla giornalista spagnola Paloma Garcia Ovejero, della rete radiofonica cattolica COPE.

Una domanda non generica, ma riferita a un caso molto preciso:


“Santo Padre, da qualche settimana c’è molta preoccupazione in parecchi Paesi latinoamericani, ma anche in Europa, per il virus Zika. Il rischio più grande sarebbe per le donne in gravidanza: c’è angoscia. Alcune autorità hanno proposto l’aborto, oppure di evitare la gravidanza. In questo caso, la Chiesa può prendere in considerazione il concetto di male minore?”.

Nel rispondere, Francesco non ha fatto alcun riferimento esplicito al caso Zika. Ha però portato l'esempio di un'altra “situazione difficile”, in Africa, quando “Paolo VI ha permesso alle suore di usare gli anticoncezionali per i casi di violenza”.

Paolo VI in realtà non diede affatto quel permesso, né lo negò, né gli stupri temuti dalle suore congolesi avevano propriamente a che fare con gli atti coniugali che sono oggetto del magistero della Chiesa.

Ma portando un simile esempio, Francesco ha effettivamente dato a capire che sono consentite delle eccezioni alla condanna – formulata dalla “Humanae vitae” dello stesso Paolo VI e ribadita dal Catechismo della Chiesa cattolica – di “ogni azione che, o in previsione dell'atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione”.

Non solo. Riguardo a queste eccezioni, ciò che Francesco non ha detto in forma esplicita l'hanno detto altri a nome suo.

Il primo, il 19 febbraio, è stato padre Federico Lombardi, in un'intervista alla Radio Vaticana di commento e chiarimento delle risposte del papa sull'aereo:

Il direttore della sala stampa della Santa Sede Padre Lombardi non solo si è riferito esplicitamente al “rischio del virus Zika” come a uno dei “casi di particolare emergenza e gravità” nei quali valutare “la possibilità di ricorso a contraccezione o preservativi” con “un discernimento di coscienza serio”, ma l'ha associato ad altri due casi di uso consentito degli anticoncezionali: quello già citato da Francesco delle suore del Congo e un altro al quale avrebbe dato il via libera Benedetto XVI, “a proposito dell’uso del condom in situazioni a rischio di contagio, per esempio, di AIDS”.

Entrambi questi due casi sono stati associati da padre Lombardi al rischio Zika impropriamente, essendo entrambi di diversa natura, come il precedente servizio di www.chiesa ha documentato.

Ma sulla pubblica opinione l'impatto di queste parole del papa e del suo portavoce è stato inequivocabile: il no della Chiesa agli anticoncezionali non è più un dogma ed è giunto il tempo di dare spazio alle eccezioni. Il “New York Times” ha titolato senza esitare: “Francesco dice che la contraccezione può essere usata per contrastare Zika”.

Una prova lampante di questo impatto anche sulla Chiesa l'hanno data il 20 febbraio i vescovi delle Filippine, con un messaggio rivolto ai loro fedeli a nome della conferenza episcopale e a firma del suo presidente, l'arcivescovo di Lingayen-Dagupan, Socrates B. Villegas.

Ecco il testo integrale del messaggio, intitolato 

“Verità con amore e misericordia":


“Abbiamo conoscenza della conferenza stampa che papa Francesco ha dato durante il ritorno a Roma dopo il suo viaggio storico a Cuba e in Messico. È stato interpellato sul virus Zika e sulla possibilità che le donne in gravidanza colpite da questa malattia ricorrano all'aborto.

“Il Santo Padre è stato molto chiaro e senza compromessi sul male dell'aborto. E noi, i vostri vescovi, ribadiamo l'insegnamento della Chiesa: non conta che il bambino nel grembo materno possa essere afflitto da qualche infermità o deformità, non può mai essere morale porre una fine deliberata alla vita umana. Non tocca mai a noi giudicare chi deve vivere o morire!”

“Poi egli ha affermato l'idea che il male della contraccezione non è dello stesso ordine di grandezza del male dell'aborto. Chiaramente, questo è un ragionamento morale corretto. Il male di rubare un paio di pesos non può essere messo alla pari con il male di un saccheggio.”

“Il papa non ha affatto cambiato l'insegnamento della Chiesa sull'inaccettabilità dei mezzi artificiali di contraccezione. Tuttavia egli ha opportunamente richiamato l'attenzione su due importanti precetti morali.”

“In primo luogo, ci possono essere delle circostanze che invitano a un ripensamento del giudizio sui mezzi artificiali di contraccezione. Secondo, la sollecitazione della coscienza deve sempre essere ascoltata, fermo restando che si faccia ogni sforzo per formare la coscienza adeguatamente.”

“Queste posizioni non sono in alcun modo nuove. Hanno sempre fatto parte della teologia morale cattolica e appartengono al tesoro del patrimonio della Chiesa nell'etica della cura della salute.”

“Ancora una volta, il papa ha mostrato la sua sensibilità a situazioni umane complesse, ha fatto sì che il mondo veda il volto misericordioso della Chiesa – che è sacramento di un Signore misericordioso – fino a che continuerà ad essere servitore fedele del messaggio del Vangelo”,

Questo testo richiede una postilla.


Nelle Filippine, da due anni l'uso degli anticoncezionali è consentito e promosso dalla legge.

E i vescovi avevano a lungo combattuto contro l'approvazione di questa legge sulla “salute riproduttiva”, fortemente voluta dal presidente Noynoy Aquino, cattolico.

Ma proprio alla vigilia del viaggio di Francesco in quel Paese, nel gennaio del 2015 (vedi foto), uscì un libro che criticava da capo a fondo quella battaglia combattuta dai vescovi. Un libro di cui padre Lombardi raccomandò la lettura ai giornalisti in procinto di seguire il viaggio papale.

L'autore era un valente gesuita, Pierre de Charentenay, già presidente del Centre Sèvres, l'istituto di studi superiori della Compagnia di Gesù a Parigi, già direttore dal 2004 al 2012 della rivista dei gesuiti di Francia “Études” e nel 2014 entrato a far parte del collegio degli scrittori de “La Civiltà Cattolica”, la rivista de gesuiti di Roma stampata con l'imprimatur delle autorità vaticane e diretta da un uomo vicinissimo all'attuale papa, padre Antonio Spadaro.

Ebbene, tra le accuse che padre de Charentenay rivolgeva ai vescovi delle Filippine c'era quella di essere chiusi e arretrati, non solo rispetto alle spinte della modernità ma anche rispetto alle sollecitazioni di Francesco.

Oggi, un anno dopo, quei vescovi sembra che abbiano appreso la lezione e superato a pieni voti l'esame sugli anticoncezionali.

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