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mercoledì 18 maggio 2016

SHAHBAZ BHATTI: IL RICORDO DOLCE E AMARO DI UN MARTIRE CRISTIANO

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«Io dico che, finché avrò vita, fino all'ultimo respiro, continuerò a servire
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Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri»
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«In tale prospettiva, ben si comprende come un’efficace opera educativa postuli pure il rispetto della libertà religiosa. Questa è caratterizzata da una dimensione individuale, come pure da una dimensione collettiva e da una dimensione istituzionale.
Si tratta del primo dei diritti umani, perché essa esprime la realtà più fondamentale della persona. Troppo spesso, per diversi motivi, tale diritto è ancora limitato o schernito. Non posso evocare questo tema senza anzitutto salutare la memoria del ministro pachistano Shahbaz Bhatti, la cui infaticabile lotta per i diritti delle minoranze si è conclusa con una morte tragica.
Non si tratta, purtroppo, di un caso isolato. In non pochi Paesi i cristiani sono privati dei diritti fondamentali e messi ai margini della vita pubblica; in altri subiscono attacchi violenti contro le loro chiese e le loro abitazioni.
Talvolta, sono costretti ad abbandonare Paesi che essi hanno contribuito a edificare, a causa delle continue tensioni e di politiche che non di rado li relegano a spettatori secondari della vita nazionale.
In altre parti del mondo, si riscontrano politiche volte ad emarginare il ruolo della religione nella vita sociale, come se essa fosse causa di intolleranza, piuttosto che contributo apprezzabile nell'educazione al rispetto della dignità umana, alla giustizia e alla pace.»

(S.S. BENEDETTO XVI, AL CORPO DIPLOMATICO, 9 GENNAIO 2012)

IL SUO TESTAMENTO SPIRITUALE


Il mio nome è Shahbaz Bhatti. Sono nato in una famiglia cattolica. Mio padre, insegnante in pensione, e mia madre, casalinga, mi hanno educato secondo i valori cristiani e gli insegnamenti della Bibbia, che hanno influenzato la mia infanzia.

Fin da bambino ero solito andare in chiesa e trovare profonda ispirazione negli insegnamenti, nel sacrificio, e nella crocifissione di Gesù. Fu l’amore di Gesù che mi indusse ad offrire i miei servizi alla Chiesa. Le spaventose condizioni in cui versavano i cristiani del Pakistan mi sconvolsero. Ricordo un venerdì di Pasqua quando avevo solo tredici anni: ascoltai un sermone sul sacrificio di Gesù per la nostra redenzione e per la salvezza del mondo. E pensai di corrispondere a quel suo amore donando amore ai nostri fratelli e sorelle, ponendomi al servizio dei cristiani, specialmente dei poveri, dei bisognosi e dei perseguitati che vivono in questo paese islamico.

Mi è stato richiesto di porre fine alla mia battaglia, ma io ho sempre rifiutato, persino a rischio della mia stessa vita. La mia risposta è sempre stata la stessa. Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere. Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora — in questo mio battagliero sforzo di aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del Pakistan — Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita.

Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire. Non provo alcuna paura in questo paese. Molte volte gli estremisti hanno desiderato uccidermi, imprigionarmi; mi hanno minacciato, perseguitato e hanno terrorizzato la mia famiglia. Io dico che, finché avrò vita, fino al mio ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri.

Credo che i cristiani del mondo che hanno teso la mano ai musulmani colpiti dalla tragedia del terremoto del 2005 abbiano costruito dei ponti di solidarietà, d’amore, di comprensione, di cooperazione e di tolleranza tra le due religioni. Se tali sforzi continueranno sono convinto che riusciremo a vincere i cuori e le menti degli estremisti. Ciò produrrà un cambiamento in positivo: le genti non si odieranno, non uccideranno nel nome della religione, ma si ameranno le une le altre, porteranno armonia, coltiveranno la pace e la comprensione in questa regione.

Credo che i bisognosi, i poveri, gli orfani qualunque sia la loro religione vadano considerati innanzitutto come esseri umani. Penso che quelle persone siano parte del mio corpo in Cristo, che siano la parte perseguitata e bisognosa del corpo di Cristo. Se noi portiamo a termine questa missione, allora ci saremo guadagnati un posto ai piedi di Gesù ed io potrò guardarLo senza provare vergogna.

RENDIAMO ONORE AL MARTIRE


Rammentando il famoso carme di Ugo Foscolo “Dei Sepolcri” che tutti noi abbiamo conosciuto e apprezzato sui banchi di scuola:

...A egregie cose il forte animo accendono

l’urne de’ forti, o Pindemonte; e bella

e santa fanno al peregrin la terra

che le ricetta...


Abbiamo la matematica certezza che la nobiltà, la magnificenza e la sublimità umana sono da sempre gli strumenti più potenti per l'educazione del genere umano e siamo sicuri che la Chiesa, con la memoria quasi quotidiana dei santi, non cessi da millenni di applicare agli uomini questa pedagogia.

Del resto, in questo tempo in cui si rischia il ritorno alla barbarie, abbiamo bisogno, per questa vera e reale «emergenza educativa», di guardare a chi, con la propria vita, ci sa richiamare a ciò «che c’è nel cuore dell’uomo». E non possiamo qui dimenticare, oltre allo straordinario messaggio per la Giornata della Pace 2012 di Benedetto XVI, quanto già affermava il Beato Giovanni Paolo II, nel suo primo messaggio, del 1979:

«L’educazione alla pace può allora beneficiare anche di un rinnovato interesse per gli esempi quotidiani dei semplici operatori di pace a tutti i livelli: sono quegli individui e quelle famiglie che, mediante il dominio delle proprie passioni, l’accettazione e il rispetto vicendevoli, raggiungono la pace interiore e la irradiano; sono quei popoli, spesso poveri e provati, la cui saggezza millenaria s’è plasmata attorno al bene supremo della pace, popoli che hanno saputo resistere spesso alle ingannevoli seduzioni di progressi rapidi raggiunti con la violenza, convinti che simili guadagni avrebbero portato con sé i germi avvelenati di nuovi conflitti».

Per questo di fronte ai numerosi modelli di umanità vera che questi ultimi anni, in mezzo a barbarie e genocidi, ci hanno proposto, desideriamo indicare a tutti la limpida figura e l’esempio di fede, dedizione e amore di Shahbaz Bhatti, il ministro pakistano barbaramente trucidato il 2 marzo 2011 per la sua strenua difesa della libertà religiosa del suo popolo a testimonianza di una fede irriducibile che evoca il nome di una sua connazionale a noi tanto caro: la martire pakistana Asia Bibi.

Recitano così i maestri ebrei: «Chi salva un uomo salva il mondo intero».

Shahbaz Bhatti, con il suo sacrificio, ci mostra la verità di questo detto, rendiamo omaggio a questa questa splendida figura di politico e di cristiano, affinché il dono della sua vita arricchisca tutta l’umanità, che di tali sublimi testimonianze ha sicuramente un immenso bisogno.

Chiediamo in particolare a tutti di custodire, come preziosissimo tesoro, quelle parole che ci ha lasciato nel testamento spirituale: «...Io dico che, finché avrò vita, fino all'ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri».

Animati da questo spirito, chiediamo a chiunque ne condivida le motivazioni di esprimere la propria libera adesione alla petizione: SALVIAMO ASIA BIBI.

Nella speranza che questo trasformi «l’aiuola che ci fa tanto feroci» in un inizio di novità e di vita bella per tutti, in particolare per tutti i giovani. 



Marco Matteucci | mercoledì  18 Maggio 2016

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