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domenica 22 maggio 2016

MARIAM BAOUARDY: IL “FIORE DELLA GALILEA”


 •   Si proclamò figlia della chiesa cattolica, per questo il servo musulmano le tagliò la gola   • 



“Domando all'Altissimo: Dove abiti? Egli mi risponde: cerco ogni giorno una nuova dimora…
Sono felice in un anima bassa, in un presepio.”


uor Maria di Gesù Crocifisso, il “fiore di Galilea”


La vita straordinaria di questa suora carmelitana


Nata nel 1846 ad Abellin, non lontano da Nazareth (allora nella Siria dominata dagli Ottomani) è strettamente legata alla Vergine, alla quale fu consacrata. I genitori infatti, che prima di lei avevano perso uno dopo l’altro 12 figli, fecero un voto e un pellegrinaggio a piedi alla grotta della Natività per chiedere il dono di una figlia; per questo, in ringraziamento, offrirono alla Madre di Dio l’equivalente in cera del peso della bambina.

Fin dall'infanzia, Mariam manifestò doni di grazia particolari, ma soffrì pure prove e tribolazioni di ogni genere; rimasta orfana a tre anni, andò poi a lavorare come domestica, preferendo le famiglie più povere, per le quali chiese persino l’elemosina; fu sospettata di furto, finì in prigione. A 17 anni ebbe la prima estasi.

L’ingresso al Carmelo, a Pau in Francia, all'età di 21 anni, fu preceduto dagli anni vissuti come figlia di S. Giuseppe, (“prima di divenire figlia di Santa Teresa”, le aveva rivelato la Madonna), per 2 anni fu postulante tra le suore di San Giuseppe dell’Apparizione, a Marsiglia.

La promessa di verginità, la fece quando aveva soltanto 13 anni, allorché proposta in sposa a un egiziano, si tagliò i capelli in segno di consacrazione, scatenando la furia dello zio, che per questo la umiliò e la trattò come una serva. Di lì a poco, Mariam arrivò alle soglie della morte: in risposta ad un turco che voleva convincerla a convertirsi all'islam, si proclamò figlia della chiesa cattolica.

Per questo il servo musulmano le tagliò la gola, furono “le nozze di sangue”, l’8 settembre 1859. 

In seguito racconterà di essersi trovata in cielo; a restituirle la vita “un’infermiera vestita di azzurro” che la curò con delicatezza straordinaria, e dalla quale ebbe rivelazioni sulla sua vita; dichiarò anni dopo, che si trattava della Vergine. A prova dell’accaduto le rimase sempre la voce rauca, una cicatrice di 10 centimetri sul collo, e fu accertato che le mancavano persino alcuni anelli della trachea.

Come constatò un celebre medico di Marsiglia, sebbene ateo:
“doveva esserci un Dio, perché non avrebbe potuto sopravvivere in quelle condizioni, senza un miracolo”.

Nella sua vita intensa e tormentata, ha viaggiato dai sentieri della Galilea ad Alessandria, a Beirut, alla Francia, fino a Mangalore in India, dove fu la prima carmelitana a fare la professione, all'età di 24 anni, nel 1871. Tornò poi a Pau, a pochi chilometri da Lourdes; di lì nel 1875 partì per la sua Terra Santa.

Per l’aspetto di eterna bambina le consorelle la chiamavano “la piccola araba”, lei però si definiva “piccolo nulla”.

Fu proprio lei, che parlava a stento il francese e non capiva certo di architettura, a descrivere il progetto e dirigere i lavori per la costruzione del monastero che doveva sorgere a Betlemme: come una torre, nel luogo indicatole in visione dal Signore, su una collina, prospiciente la Natività.

Fece profezie, ebbe persino una rivelazione sul luogo in cui “il Signore spezzò il pane”, Emmaus Nikopolis, a circa 30 km da Gerusalemme, in seguito alla quale furono effettuati gli scavi e trovati resti importantissimi.

Malgrado le molte grazie ricevute, mantenne sempre l’obbedienza ai superiori, “obbedienza fino al miracolo”, fin dopo la morte: fu questa la prova che tutto veniva da Dio. Nella sua semplicità, chiamava le stimmate e le manifestazioni della Passione, che viveva nel suo corpo, “la mia malattia”, e chiese alla sua cara suor Veronica di starle lontano, perché non ne fosse contagiata.

Talora invece, svegliandosi dalle estasi si scusava per la sua “pigrizia”.

Ma la passione che viveva, fu compresa meglio dopo la sua morte, avvenuta il 26 agosto del 1878, per una cancrena causata da una caduta, avvenuta portando l’acqua agli operai. Si spense tra dolori indicibili nel monastero in costruzione sulla collina del re Davide.

Quando venne estratto il cuore, fu rilevata la cicatrice di un ferita profonda e non recente.
Il suo cuore fu “transverberato” come quello di altri santi, tra cui la sua Madre Superiora
S. Teresa d’Avila.



LE SUE ESTASI E LE SUE INVOCAZIONI


“Domando all'Altissimo: Dove abiti? Egli mi risponde: cerco ogni giorno una nuova dimora… Sono felice in un anima bassa, in un presepio. Domando sempre a Gesù dove abita – In una grotta; lo sai come ho schiacciato il nemico? Nascendo così basso…”.


E ancora:

“Oggi la santità non è la preghiera, né le visioni o le rivelazioni, né la scienza di parlar bene, né i cilici; né le penitenze; è l’umiltà”.

“Nell'inferno, disse la religiosa, si trovano tutte le specie di virtù, ma non l’umiltà; in Paradiso si trovano tutte le specie di difetti, ma non l’orgoglio”.


Significativo il fatto che proprio Mariam, così piena di grazie straordinarie, metteva in guardia dalle cercare rivelazioni e cose sorprendenti. “Non andate a vedere e consultare qui e là lo straordinario, altrimenti la vostra fede s'indebolirà”, raccomandava da parte del Signore.

“Se vi si dice: la Madonna appare qui o là; vi è un’anima straordinaria in tal luogo, non vi andate… Il Signore vi dice: Sii fedele alla fede, alla Chiesa, al Vangelo. Se sarete fedele alla Chiesa, al Vangelo, Egli sarà sempre con voi e non vi lascerà mai.”


Figlia della sua terra, cantò nello stile orientale – e con le immagini semplici, che conosciamo dalle parabole e dai salmi – la bellezza del creato, l’amore del Creatore e la fragilità dell’essere creatura.


“Considerate le api; esse svolazzano di fiore in fiore, entrano poi nell'alveare per comporre il miele. Imitatele; cogliete dovunque il succo dell’umiltà. Il miele è dolce; l’umiltà ha il gusto di Dio; fa gustare Dio”.



È per l’umiltà di “questa piccola illetterata” che l’intellettuale ebreo, convertito al cristianesimo, René Schwob espresse l’auspicio che ella “possa diventare la patrona degli intellettuali, una volta avvenuta la canonizzazione. Essa è l’ideale che li può liberare dall'orgoglio.”

Una bellissima invocazione di Mariam allo Spirito Santo:

“Sorgente di pace, di luce vieni ad illuminarmi; ho fame vieni a nutrirmi; ho sete, vieni a dissetarmi; sono cieca, vieni a illuminarmi; sono povera vieni ad arricchirmi; sono ignorante vieni ad istruirmi. Spirito Santo mi abbandono a te”.



Marco Matteucci | mercoledì  18 Maggio 2016
Suor Maria di Gesù Crocifisso: IL “FIORE DELLA GALILEA”


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