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venerdì 15 aprile 2016

PILLOLE DI FEDE: IL VANGELO DEL GIORNO

Gesù cristo

 •  « Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna »  • 


In quel tempo, i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». Queste cose disse Gesù, insegnando nella sinagoga a Cafarnao. (Giovanni (6,52-59)


MANGIARE LA CARNE DI CRISTO E BERE IL SUO SANGUE PER ESSERE CON LUI


Ci troviamo all'epilogo del grande discorso di Gesù nella Sinagoga di Cafarnao. Alle sue parole i Giudei cominciano a "litigare" tra di loro, secondo l'originale greco reso con "discutere". Quell'uomo che si definisce l'unico pane di vita, e indica nella sua stessa carne la vita eterna, suscita uno scuotimento interno, e, soprattutto, obbliga a prendere posizione. La sua parola divide, come la spada che penetra sino alle giunture più profonde e mostra le vere intenzioni dei cuori. Litigano tra di loro ma in fondo si tratta della resistenza che oppongono alle parole di Gesù, e, in esse, a Gesù stesso. Per quei Giudei la carne di Gesù è una barriera invalicabile. Credono di conoscerlo, lo hanno visto crescere, sanno tutto della sua famiglia; Lui ha una storia simile alla loro, e per questo, ovviamente, non può salvarli; quella carne è carne come la loro, non può dare la vita. Restano sulla superficie delle cose, come Eva che fu ingannata proprio dagli occhi che si fissarono sull'apparenza. Anche noi ci fermiamo spesso alla buccia degli eventi e delle persone, e moriamo, come "i padri" che "hanno mangiato la manna, ma sono morti". Essa era solo una profezia, il segno che Dio, nella totale precarietà dell'esistenza, Dio avrebbe lasciato una rugiada di vita eterna; nella carne di suo Figlio, identica alla nostra, avrebbe deposto la vita che non muore. Gesù, infatti, nella sua carne, ha vissuto "per mezzo" della "vita del Padre". La sua carne l'ha custodita sin sulla Croce, sin dentro la tomba, per lasciarla esplodere vittoriosa sulla morte: "La divinità si nascose sotto l’umanità e si avvicino' alla morte, la quale uccise e a sua volta fu uccisa. La morte uccise la vita naturale, ma venne uccisa dalla vita soprannaturale" (S. Efrem). Nella carne di Cristo si e' compiuta la vera e definitiva liberazione. La carne di Gesù e' la carne dell'agnello offerto in riscatto per i peccati. Il sangue di Gesù e' quello dell'agnello che ha protetto i figli di Israele dall'angelo della morte. Per questo la carne e il sangue di Gesù sono alimento e bevanda veri, degni di fede.

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