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sabato 2 aprile 2016

KAROL WOJTYLA: UOMO PRIMA, PONTEFICE POI, SANTO PER SEMPRE

 •  Commosso RICORDO DI UN PONTEFICE SANTO VENUTO DALL'EST A 11 ANNI DALLA MORTE  • 




« Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa cosa è dentro l'uomo. Solo lui lo sa! »

Oggi 2 aprile 2016, è l’undicesimo anniversario della morte di san Giovanni Paolo II.

La ricorrenza quest’anno cade nella vigilia della festa della Divina Misericordia, istituita dallo stesso Pontefice polacco. Esattamente come nel 2005. Per l’occasione il cardinale Angelo Comastri, vicario generale del Papa per la Città del Vaticano, in un’intervista a Radio Vaticana (rilasciata ad Alessandro Gisotti), svela un retroscena sugli ultimi giorni di vita di Karol Wojtyla:

«Era il 30 marzo del 2005, mercoledì, l’ultimo della sua vita. Tutti sapevamo che il Papa si era aggravato e quindi eravamo un po’ in apprensione, stavamo tutti pregando per questo motivo. Verso mezzogiorno mi avvisano: “Si è aperta la finestra dell’appartamento!”.
Io chiaramente uscii dal mio ufficio, corsi in piazza San Pietro e a mezzogiorno vidi che il Papa si affacciò. Non riuscì a dire una parola; alzò solamente la mano destra e tracciò un grande Segno di Croce che fu il suo testamento, il suo saluto alla Chiesa, il saluto al mondo.

 Ho saputo dopo cosa accadde quella mattina. Appena svegliato Giovanni Paolo II ha sussurrato, perché parlava soltanto in maniera afona, appena percettibile, a suor Tobiana e a don Stanislao Dziwisz: “Oggi è mercoledì”. Ma non hanno dato peso alle parole. Passato un po' di tempo, ha detto di nuovo: “Oggi è mercoledì”. 

Ancora una volta hanno ignorato le parole del Papa. Alle 10 ha detto con un tono un po’ autoritario: “Oggi è mercoledì e io mi alzo!”. Evidentemente si sono spaventati di fronte a questa decisione del Papa e hanno tentato di dissuaderlo. Il Papa in modo irremovibile ha detto: “Oggi è mercoledì e io mi alzo perché la gente viene e io non voglio deluderla”.»


Stava morendo e pensava agli altri


«La testimonianza della Misericordia di Giovanni Paolo II – afferma Comastri - mi piace sintetizzarla in due lampade: quella del perdono, fino all'eroismo, e quella dell’annuncio della verità, perché perdono e verità sono due lampade che vengono dalla Misericordia».

Il perdono: «Pensate che subito dopo l’attentato, quando il Papa era in un lago di sangue, appena ha ripreso un pochino la conoscenza le prime parole che ha detto sono state: “Perdono il fratello che mi ha sparato”. Chiamare in quel momento “fratello” Alì Agca richiede un bel coraggio, una bella fede, una bella testimonianza».
Di più: «Quando il Papa si è ripreso non ha organizzato proteste, scioperi, vendette… soltanto preghiera; preghiera e perdono. Qui si vede il volto bello del cattolicesimo».

Poi c’è la «lampada della verità»: Papa Wojtyla «ha fatto brillare questa lampada con tre encicliche meravigliose ma anche con tantissimi discorsi. L’enciclica Veritatis Splendor, l’enciclica Evangelium Vitae e Fides et ratio. Giovanni Paolo II – sottolinea il Porporato - ha gridato la verità perché la verità è un servizio di Misericordia! Perché il peccato è male e fa male! E non dimentichiamo che Gesù, il misericordioso, Colui che ha detto: “Io sono venuto per i peccatori …”, ha aggiunto anche: “… affinché si convertano”».


Quello di Karol Wojtyla è stato un pontificato
lunghissimo, intenso e soprattutto missionario


Tantissimi i viaggi da lui intrapresi per incontrare il suo Gregge lì dove i cristiani di tutto il mondo vivono e irrobustirli nella fede e sostenerli con la vicinanza nella carità. Aperto al dialogo con tutti, in particolare con le altre religioni, i cui rappresentanti egli ha voluto incontrare ad Assisi, nel 1986, per pregare insieme per la pace nel mondo.

Attento ai giovani, che ricambiavano le sue attenzioni accompagnandolo e sostenendolo con il loro tonificante entusiasmo, specie nell'ultima fase della sua vita, debilitato dall'età e dalla malattia.

A volte deciso, come nella Valle dei Templi ad Agrigento, quando, rivolgendosi ai mafiosi con inattesa durezza, ha invocato su di loro l'ira di Dio, se non si fossero convertiti.

O quando ha puntato il dito minaccioso contro Augusto Cardenal, il mite monaco e poeta venezuelano, esponente della teologia della liberazione per lui, uomo vissuto sotto il regime comunista, pericolosamente imbevuta di marxismo rivoluzionario.

Autorevole e decisivo sullo scacchiere mondiale, tanto che gli viene riconosciuto un ruolo importante nella caduta del regime comunista in Polonia, sua patria, e poi nel resto della galassia sovietica.

Il ricordo del papa venuto dall'Est è ancora vivissimo nel cuore e nella memoria di moltissimi.

Chi ha qualche anno di più lo ricorda affacciato al balcone di San Pietro, sconosciuto cardinale di Cracovia, rivolgere con voce robusta ben impostata e in un italiano un po' acerbo, il primo saluto ai fedeli romani, dopo la sua elezione a sommo pontefice.

«Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa cosa è dentro l'uomo. Solo lui lo sa!»

Di solito, prima che una persona di fede venga ufficialmente dichiarata Santo o Santa, ne deve passare di acqua sotto i ponti del Tevere, con il rischio che il suo ricordo si disciolga nel vischioso amalgama del tempo. Poche le eccezioni. Una ha riguardato papa Giovanni Paolo II, scomparso nel 2005, con lui la burocrazia vaticana ha bruciato i tempi, infatti il 14 gennaio 2011 Benedetto XVI, a conclusione di un "brevissimo" periodo di canonizzazione lo ha dichiarato Santo, accogliendo l'appello lanciato a gran voce dalle centinaia di migliaia di persone accorse a Roma a rendergli l'estremo riconoscente:

« SANTO SUBITO! »


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