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martedì 12 aprile 2016

CHI ‟STA SCHERZANDO” COI SANTI PER FAVORIRE L'ADULTERIO?


 •  « Quanto agli atti che sono per se stessi dei peccati, chi oserebbe affermare che sarebbero peccati giustificati? »  • 

(Sant'Agostino “Veritatis Splendor”, § 81)

Un vaticanista ultrabergogliano oggi pubblica un articolo con questo titolo: "Papa Francesco chiude i conti con il Concilio Trento".

« E' vero. E' esattamente quello che è accaduto con la "AMORIS FURBIZIA", ma c'è poco da gioirne. Perché nessun papa ha il potere di rinnegare la legge di Dio e il magistero costante della Chiesa. Peraltro Bergoglio, con il suo documento, chiude anche i conti con il Vangelo. Perché la Parola di Gesù sull'indissolubilità del matrimonio è chiarissima ("non osi l'uomo separare ciò che Dio congiunge" Mt 19,6) e sempre la Sacra Scrittura comanda: "chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore" (1Cor 11,27). »
Lo scrive Antonio Socci su Facebook in merito all'esortazione post-sinodale “Amoris laetitia” promulgata in questi giorni da Bergoglio.

Valorizzare l'adulterio citando (male) san Tommaso



Dopo la pubblicazione dell’Enciclica Familiaris Consortio (1981), come anche della Lettera ai Vescovi della Chiesa cattolica circa la recezione della Comunione Eucaristica da parte di fedeli divorziati risposati del 1994, da più parti si invocò il principio di epicheia per “bypassare” il divieto, ivi presente, relativamente all’ammissione ai sacramenti dei divorziati-risposati, appoggiandosi sul fatto che i casi particolari non possono essere semplicemente dedotti da leggi universali.


Secondo i contestatori, le posizioni espresse in tali documenti

Come per altro quelle chiaramente insegnate da Veritatis Splendor, rappresenterebbero una visione troppo legalista della vita cristiana, che non terrebbe conto della complessità delle situazioni né della misericordia. Analoghe osservazioni le abbiamo udite a più riprese dalle parole del cardinal Kasper, il quale si appellava ad una visione più ampia, più attenta alle situazioni concrete delle persone, più misericordiosa, e in tale contesto il cardinale tedesco ritornava ad indicare nel principio di epicheia la strada da percorrere. Si tratta di considerazioni attraenti, perché ciascuno di noi sente di condividere profondamente una prospettiva che non pone l’uomo per la legge, ma la legge per l’uomo. Nello stesso tempo però bisogna uscire dalla dinamica propria degli slogan e vedere come effettivamente stiano le cose.

Il documento del 1994 della Congregazione della Dottrina della Fede

Stabilisce che «la struttura dell'Esortazione [Familiaris Consortio § 84, relativamente all'impossibilità dell’ammissione all'Eucaristia dei divorziati-risposati che vivono more uxorio, n.d.a.] e il tenore delle sue parole fanno capire chiaramente che tale prassi, presentata come vincolante, non può essere modificata in base alle differenti situazioni», non può essere derubricato facilmente ad opinione né può essere con leggerezza bollato come un’interpretazione legalista e farisaica della morale.

In Amoris Laetitia, specie nel capitolo VIII (accompagnare, discernere e integrare la fragilità)

Sembrano riecheggiare le stesse argomentazioni del cardinal Kasper del 20 febbraio 2014. In particolare vale la pena soffermarsi sull'utilizzo problematico del principio di epicheia. Prendiamo il § 304: «È meschino soffermarsi a considerare solo se l’agire di una persona risponda o meno a una legge o a una norma generale, perché questo non basta a discernere e ad assicurare una piena fedeltà a Dio nell'esistenza concreta di un essere umano».
Quindi il Papa prega di rileggere una considerazione di San Tommaso (Summa Theologiae I-II, q. 94, art. 4.), che richiama indirettamente l'epicheia, poi ripresa dal Papa in questi termini:
«È vero che le norme generali presentano un bene che non si deve mai disattendere né trascurare, ma nella loro formulazione non possono abbracciare assolutamente tutte le situazioni particolari. Nello stesso tempo occorre dire che, proprio per questa ragione, ciò che fa parte di un discernimento pratico davanti ad una situazione particolare non può essere elevato al livello di una norma. Questo non solo darebbe luogo a una casuistica insopportabile, ma metterebbe a rischio i valori che si devono custodire con speciale attenzione».

Ma cos’è la tanto invocata epicheia?

Essa è una virtù che permette di vivere secondo il bene indicato e protetto dalla legge, laddove questa risulti difettosa a motivo della sua universalità. La legge è infatti per definizione universale: essa punta al bene comune, senza poter tener presente tutta la casistica immaginabile. Possono perciò presentarsi situazioni non previste dal legislatore, nelle quali, per mantenersi fedeli alla mens della legge (che è il bene), sia necessario agire contrariamente alla sua lettera.

San Tommaso stesso fa un esempio semplice, ma molto chiaro:

La regola è chiara: per conseguire il bene comune promosso dalla legge, in questo caso si deve necessariamente contravvenire alla sua applicazione letterale. «la legge stabilisce che la roba lasciata in deposito venga restituita, poiché ciò è giusto nella maggior parte dei casi; capita però talvolta che sia nocivo: p. es., se chi richiede la spada è un pazzo furioso fuori di sé, oppure se uno la richiede per combattere contro la patria» (Summa Theologiae, II-II, q. 120, a. 1).
San Tommaso esplicita anche: «se nasce un caso in cui l’osservanza della legge è dannosa al bene comune, allora essa non va osservata» (Summa Theologiae, I-II, q. 96, a. 6).

Luisella Scrosati - LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA | 11 Aprile 2016
LEGGI IL CONTENUTO INTEGRALE DELL'ARTICOLO SUL SITO WEB: "LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA.IT"

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