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mercoledì 30 marzo 2016

SANTUARIO DI MONTENERO: LA STORIA SEMPLICE E BELLA DELLA MADONNA DELLE GRAZIE


 •  Guarda, guarda quell'uccellino, come è bello …è l’uccellino del Paradiso e canta sempre di notte  • 



Nel mese mariano di maggio, proponiamo la storia della leggenda della Madonna delle Grazie, patrona della Toscana, raffigurata insieme al Bambino nel celebre dipinto conservato nel Santuario di Montenero, da cui prende il nome. Una leggenda che forse non tutti conoscono e che vale la pena raccontare.

La leggenda della Madonna di Montenero


Non accarezzare i partiti, non lusingare nessuna passione a spese della verità deve lo storico; poiché le pagine della Storia devono traversare i secoli. E’ un concetto assolutamente vero, inattaccabile, adamantino. La storia è mera realtà, sola verità dei fatti, articolati nel tempo e nello spazio dell’intera umanità. E’ una e indivisibile, come l’atomo prima che si scoprisse, alla fine dell’Ottocento, che era formato da particelle più piccole, ma come questo si è rivelato, invece, composto di particelle subatomiche, ugualmente, la storia ha prodotto e produce, in ogni tempo e sempre, le sue “particelle” di verità: le leggende.

Si vede così, ancora una volta, che, disposte cronologicamente, le leggende di un dato paese non sono altro che il divenire della sua storia, rivissuto alla buona, con il cuore e la fantasia, privo, si capisce, dei lumi vividi e precisi dell’intelletto, eppure fondamentalmente giusto, non di rado profondo, e aureolato di santità. Tale è la “leggenda della Madonna di Montenero”, così come è riportata da chi non solo è un fedele e poetico cantastorie di un mondo passato ma che, nel farlo, rivela come, per scrivere, più che dell’ottima lingua, occorre l’ottima anima; esperta di meditazione e di dolore; amaramente conscia del mondo, ansiosa di Dio; e, soprattutto, capace di quella trasfigurazione e sublimazione del vero in cui propriamente consiste l’arte.

Prestiamo ascolto, dunque, al racconto di quella leggenda, così come, nei bei tempi che furono, erano usi fare i nonni coi loro nipoti, o i babbi coi loro figli, nelle fredde sere d’inverno, riuniti davanti a un bel fuoco crepitante.

« I fedeli della Calcide ossia del Negroponte, in Levante, si struggevano dal desiderio di avere per loro una Madonnina tutta dipinta di nero, [col] Bambino Gesù in collo. Le buon donnine, specialmente, non smettevano più di lamentarsi e di domandare agli Angeli, […] che portassero giù dal Paradiso, nella terra di Eubea, il ritratto della Madre del Signore. Perché erano stanche di sentire sempre le vecchie leggende che quel buon cieco di Omero era andato a raccontare a tutti, per le case […], e di Enea […] svignato per miracolo dalle fiamme di Troia, […]. Ora queste leggende, […] a quei buoni neofiti della Calcide non andavano più. Perciò gli Angeli di Dio che raccoglievano le loro preghiere […] e le portavano in Cielo, un giorno andarono da S.Luca che, siccome pittore conosciutissimo sopra tutta la terra ma specialmente in Paradiso, di disegno se ne intendeva. Il santo Apostolo […], poiché ebbe sentito la richiesta degli Angioli, ciondolò la barba sulla manona di evangelista, stette alquanto pensoso, poi preso un bel foglio di pergamena ci schizzò sopra il profilo della Madonna […] »

Tenete, disse l’Apostolo ai luminosi messaggeri, andate sulla terra e dipingete un quadro della gran Madre di Dio, attenendovi a questo disegno. E gli Angioli […] presero il ritratto con le purissime mani, se lo strinsero forte fra le ali, e le stelle si allargarono al loro passaggio nella notte.

[…] Gli Angeli discorrevano a bassa voce, con gli occhi voltati al cielo:
"Dove vuoi Maria, dove vuoi stella del mare, dove vuoi Signora che dipingiamo il ritratto per te?"

E una stella si staccò dal firmamento e tutti i fiori notturni si apersero e sorrisero. Ella abbassandosi ondeggiò su i tetti del villaggio di Satia a sud della Calcide. Si spense. Gli Angeli avevano inteso la risposta. […] E i celesti cercarono tra i casolari e i dirupi la grotta nella quale avrebbero meglio lavorato inosservati. E sotto pendoni di edera, fra neri macigni […], scoprirono un bel ceppo di pietra a forma di altare. Dattorno erano bugni di alveari addormentati [e] cespi di rose senza boccio […].

Ora gli Angeli cercarono di una tavola rozza sulla quale ricopiare il volto di Maria. […] S’inoltrarono in un boschetto di querce, e al tronco centenne di un faggio, trovarono una tavola ben levigata e stagionata, dimenticata lì, da un tagliatore del Negroponte. La presero e dopo averla ben ripulita, […] la portarono dentro la grotta di Saita. E tutti si misero all'opera. […]

Poi il volto della Madonna spiccò sulla tavola coi grandi occhi teneri, un poco bruni, e via via il suo mantello nero fioriva come un graziosissimo ricamo. E dopo, il Bambino Gesù con le manine soavi che carezzava la mamma. Quando l’Arcangelo ebbe dato l’ultima pennellata, gli altri angeli congiunsero in croce le braccia e si misero a pregare.

Ma uno di loro che pareva il più giovane disse:
"Bisogna dipingere sulla mano della Madonna anche un uccellino, perché Gesù non si annoi e che canti tutte le notti una laude di Paradiso."

Tutti gli angioli approvarono e Gabriele, ripreso il pennello, tratteggiò un grazioso uccellino proprio sul braccio destro di Maria. Piccolo come un pettirosso con le ali punteggiate di giallo e il collo, turchino. Ma pettirosso non era, quantunque somigliasse a quello […]

E subito l’uccellino principiò a cantare così dolce più di un usignolo, ma usignolo non era. Pareva una rondinella del mare, ma rondine non era. Era l’uccellino della Madonna che somigliava a tutti i volatili dell’aria e a nessuno […]

Appena i primi pastori di Saita si accorsero del grande prodigio comparso dentro la grotta delle edere, corsero a casa, chiamarono le donne, i bambini e andarono a vedere.

Nessuno credeva ai propri occhi. […] I bambini dicevano:
"Guarda, guarda quell'uccellino, come è bello […]" 

E’ l’uccellino del Paradiso e canta sempre di notte, rispondevano le madri: "E lo sentono tutti?" 

Insistevano i bimbi: "Soltanto i buoni lo sentono, e quando canta sembra che abbia dentro la gola un tralcio di sole".

Quei bravi neofiti si davano un gran da fare perché la miracolosa immagine fosse onorata nel modo più santo. Ma purtroppo, […] dopo i primi anni, molti restarono indifferenti. Ci fu perfino chi […] principiò […] a bestemmiare la Madonna del Negroponte.

Così la bella grotta preparata dagli Angeli, a poco a poco, rimase deserta. Nessuno vi andava più ad accenderci il lume, ela Madonna non aveva che le stelle della notte per farle compagnia. Anche le api erano morte tutte nelle celluzze di cera, e le rose tutte seccate […].

Ora l’uccellino che cantava come un rosignolo, diceva sempre:
"Andiamo via, andiamo via, andiamo via."

E il Bambino Gesù gli chiedeva:
"Dove vorresti andare, uccellino bello, forse in Paradiso? In Paradiso non si bestemmia e c’è sempre festa."

"No, no - diceva l’uccellino - in Paradiso no […], eppoi io ci morrei pel troppo splendore ci, ci, ci."

La Madonnina sgomenta gli carezzava le tenere penne:
"Non piangere, non piangere, uccellino mio io so dove vuoi andare. Tu vuoi andare nell'Italia bella, nella bella Toscana".


SANTUARIO DI MONTENERO: LA STORIA SEMPLICE E BELLA DELLA MADONNA DELLE GRAZIE

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