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lunedì 28 marzo 2016

QUELLE CENTINAIA DI MIRACOLI CHE GIOVANNI PAOLO II° FECE PRIMA DELLA SUA MORTE


 •  Karol Wojtyla: Pontefice per trent'anni, uomo per tutta la vita, Santo subito  • 



"I miracoli di Giovanni Paolo II erano ben più di uno o due. Cioè di quelli richiesti per diventare beato e poi santo". Il Cardinale Camillo Ruini fa una pausa e allarga le mani, sulle quali riluce l'anello cardinalizio, per mostrare la quantità delle comunicazioni di guarigione ricevute. "Erano tantissime, centinaia. Ma, ancora in vita, lui non voleva che si dicesse. Però, erano davvero molte. Così non c'è stato bisogno di aspettare, e i tempi sono stati rapidi".

Nella luminosa sala della sua abitazione che si innalza oltre i Musei Vaticani, il porporato che è stato non solo il potente presidente della Cei, e l'influente vicario del Papa per la diocesi di Roma, ma l'alto prelato incaricato di aprire la causa di Karol Wojtyla beato e santo, si prepara oggi a raccogliere in prima fila a Piazza San Pietro i frutti di quel lavoro. "Saremo tutti lì", dice soddisfatto in questa intervista.

Eminenza, ecco dunque perché Wojtyla fu "Santo subito".
"Guardi, le testimonianze per l'eroicità della sua virtù erano sovrabbondanti, e così furono più che sufficienti. L'ufficiale che si occupava della canonizzazione mi disse: "Noi teniamo un foglio per ogni causa". Ora, ogni foglio era per ogni presunta guarigione, non spingiamoci a dire esattamente per un miracolo. Ma erano comunque tante le comunicazioni ricevute da coloro che ritenevano di aver avuto una grazia".

Perché questo, secondo lei?
"Conosciamo tutti Padre Pio. Ma anche Wojtyla era un grande taumaturgo. Basti pensare al secondo miracolo, quello necessario alla canonizzazione, e che deve avvenire dopo la beatificazione. Ecco, la mattina successiva al 1 maggio 2011, quando fu proclamato beato, in Costa Rica avvenne la guarigione di una donna a cui era stato diagnosticato un aneurisma cerebrale. All'improvviso non aveva più nulla. Il Papa già era un santo per l'intensità con cui si rivolgeva a Dio: questo mi aveva colpito subito, la prima volta che viaggiai con lui nel 1986. Aveva poi questo sistema della preghiera geografica".

La preghiera geografica?
"Sì, la chiamava così. Metteva sul suo inginocchiatoio tanti biglietti, ricavati dalle lettere che riceveva da tutto il mondo, gli chiedevano di pregare per questo o quel caso. Per lui Dio era presente dappertutto, nella vita pubblica, nella gente che incontrava. Poi pregava per la Polonia o per altri Paesi che potevano avere problemi. Era come avesse una mappa geografica davanti. E agiva, anzi pregava, di conseguenza".

Per lei quali sono le chiavi del suo pontificato?
"Soprattutto due: la nuova evangelizzazione, concetto su cui ha imperniato la sua opera pastorale. Oggi Papa Francesco parla di "missione": nella sostanza è la stessa cosa. Wojtyla soprattutto era colpito dalla scristianizzazione dell'Occidente europeo, maggiore di quella del Nord America".

E la seconda chiave?
"La difesa dei diritti di ogni uomo e di ogni popolo. Aveva molto il senso dell'uomo, ma anche una mentalità fortemente storica".

Che dunque cavalcava?
"Da grande protagonista. Era capace di focalizzare i rivolgimenti interni di un Paese, pur senza leggere con troppa attenzione i giornali, eppure sapeva dove quegli eventi avrebbero portato".

Lei dice che Wojtyla era un uomo che aveva il coraggio della verità. Anche nel caso della pedofilia nella Chiesa e dei Legionari di Cristo di Maciel Degollado?
"Io vorrei distinguere le due vicende. Lui conosceva padre Maciel, ma questi sapeva presentarsi in maniera più che convincente. E devo anche dire che diversi preti fra i Legionari sono persone più che degne. Wojtyla poi era una personalità fiduciosa, uno ben disposto nei confronti dell'altro. Quando i casi controversi cominciarono ad emergere, volle capire. Ecco perché dico che prendeva tempo prima di una decisione. Lui ha voluto pensarci. Poi però, data l'età, non ha fatto in tempo a intervenire".

E nel caso degli abusi sessuali nella Chiesa?
"Qui è diverso. Quando scoppiò la questione, nel 2002, andai a passare le vacanze nell'Oregon. Le reazioni erano grandissime. Ma non è nemmeno da immaginare che Giovanni Paolo II volesse nascondere la cosa. Tutt'altro, anzi: era ben deciso a eliminare il male alla radice".

Wojtyla è santo oggi assieme ad Angelo Roncalli. E Giovanni XXIII è universalmente conosciuto come il Papa buono e l'ideatore del Concilio Vaticano II. Però, prima di questo, fu un grande nunzio, un diplomatico in terre difficili come Bulgaria e Turchia, dove ancora oggi viene ricordato?
"Era un uomo dotato di una grande sagacia, mostrata da Pontefice anche nei rapporti politici. Era capace di leggere le situazioni. Il Concilio è stato un atto fondamentale perché ha avviato un nuovo momento per la Chiesa. Collegando oggi i due Papi santi direi che proprio il Concilio ideato da Giovanni XXIII fu considerato da Giovanni Paolo II la massima grazia del XX secolo".

Si dice che entro l'anno toccherà anche a Paolo VI arrivare all'onore degli altari. Ma ci sono Papi del secolo scorso che restano invece indietro: Benedetto XV, Pio XI. Pio XII. Casi controversi?
"Non posso esprimermi su Pontefici che non ho conosciuto, come Benedetto XV e Pio XI. Ma spero veramente che, intanto, si arrivi alla beatificazione di Paolo VI. Montini lo meritava ampiamente, così pensano tutti quelli che lo hanno conosciuto bene. E mi auguro che, presto, venga beatificato anche Pio XII".

Karol Wojtyla: Pontefice per trent'anni, uomo per tutta la vita, Santo subito


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