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martedì 15 marzo 2016

QUELLA TENERA CAREZZA DI UN PAPA BUONO, CHE NESSUNO VUOLE DIMENTICARE


 •  oggi invece soltanto i ruderi di tante cappelle sconsacrate, residui fumanti di questa nuova idea di Chiesa  • 




«Tornando a casa, troverete i bambini. Date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa.

Troverete qualche lacrima da asciugare, dite una parola buona: il Papa è con noi, specialmente nelle ore della tristezza e dell’amarezza»
Sono passati più di cinquantanni (la ricorrenza fu esattamente il 3 giugno 2013) da quando Radio Vaticana diede al mondo il tristissimo annuncio della scomparsa di Giovanni XXIII°. Papa Francesco ricordò il “PAPA BUONO” unendosi al pellegrinaggio di oltre duemila fedeli bergamaschi confluiti nella Basilica di San Pietro in quel caldo lunedì di giugno per la celebrazione dell'evento (Roncalli apparteneva a quella gente e alla sua grande cultura religiosa). Non fu allora certamente cosa facile per il Papa (come del resto non lo sarebbe stata per qualsiasi altro religioso) celebrare il ricordo di questo umile pontefice santo quale a suo tempo fu Giuseppe Angelo Roncalli, il grande Papa Giovanni XXIII°.

E non fu facile per il semplicissimo motivo che Papa Giovanni non ha mai cessato di essere presente nella coscienza di credenti, non credenti e del popolo italiano in modo particolare. È il segno della grandezza di un Papa che ha impresso una svolta decisiva alla Chiesa con il Concilio Vaticano II. Ed è anche il suggello incancellabile lasciato nella memoria collettiva da un Papa che per primo riuscì a toccare le corde più profonde del popolo cristiano con la sua straordinaria semplicità e una sublime capacità comunicativa.

Non era un “progressista” Giovanni XXIII°, come la vulgata ideologica del post-Concilio, ha a lungo propagandato; ammesso e non concesso, poi, che abbia senso dividere i grandi della Chiesa in “progressisti” e “conservatori”. Papa Giovanni aveva semplicemente capito prima di altri che il messaggio evangelico andava proposto in modo nuovo all'uomo moderno e alla società investita dalla gigantesca trasformazione prodotta dallo sviluppo industriale.

Tanto che che perfino lo stesso Concilio Vaticano appare, a un’analisi retrospettiva, come il tentativo, non di cambiare la dottrina della Chiesa (come hanno a lungo preteso, per ragioni opposte, tradizionalisti da una parte e rivoluzionari dall'altra), ma di proporre questa stesse dottrina secondo le modalità e i linguaggi della società moderna. Questa sintesi, cinquantanni fa nuovissima, di tradizione e modernità trovò nell'esplosione dei mass media una grandiosa possibilità di affermazione. Tant'è che l’immagine di Papa Giovanni più famosa è affidata alla televisione. E a quello straordinario discorso in cui il Pontefice, già malato, pronunciò parole rimaste nella storia: «Tornando a casa, troverete i bambini. Date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa. Troverete qualche lacrima da asciugare, dite una parola buona: il Papa è con noi, specialmente nelle ore della tristezza e dell’amarezza». Quelle lacrime, per chi ha l’età di ricordare quei momenti, non si sono ancora asciugate.

Oggi che questa "nuova" Curia è "in tutt'altre faccende affaccendata" e le carezze non sono più di moda, oggigiorno con l'evoluzione della pastorale dei "nuovi arrivati", sono i "cazzotti a farla da padrone", forse perché questa nuova idea di Chiesa guarda più verso le brame mondane di coloro che dicono di credere in Dio ma non lo amano, che verso le ultime pecorelle fedeli rimaste nell'ovile di Cristo. 

Giorni cupi si stanno avvicinando, allorché nelle chiese non sarà più presente traccia di quel mistico splendore che da secoli ha adornato pulpiti ed altari, ostentando caparbiamente quella fede che è essenza viva del Corpo, Sangue e Divinità di colui che si è fatto inchiodare alla Croce per estinguere col suo sacrificio il nostro originario peccato.

Quando "quest'orda di barbari" avrà finalmente abbandonato i percorsi del sacro, rimarranno soltanto gli squallidi ruderi di tante cappelle sconsacrate, residui fumanti di questa nuova e disastrosa idea di religiosità "soft" che di tutto riesce a parlare tranne che della vera ed eterna parola di Dio. Speriamo che allora i reduci di questo sterminio riescano nuovamente a cantare le loro antiche e dolci litanie per suppplicare l'indulgenza amorosa del Padre e riavviare in Suo nome una nuova evangelizzazione mondiale con quanto ancora rimarrà dei Suoi veri e fedeli consacrati.

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