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lunedì 28 marzo 2016

IL MIRACOLO DELL'AMORE: STORIE DI GENEROSITÀ CHE RINFRANCANO L'ANIMA

 •  "Un semplice atto di generosità genera un'onda di bene senza fine"  • 



Sul far della sera, gli si accostarono i discepoli e gli dissero: “il luogo è deserto ed è oramai tardi, congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare”. Ma Gesù rispose: “Non occorre che vadano, date loro voi stessi da mangiare”. Gli risposero: “Non abbiamo che cinque pani e due pesci!”. Ed egli disse: “Portatemeli qua”. E dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull'erba, prese i cinque pani e i due pesci e, alzati gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli e questi li distribuirono alla folla. Tutti mangiarono e furono saziati; e portarono via dodici ceste piene di pezzi avanzati. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

La fruttivendola più generosa del mondo. 

Dedicato a tutti coloro che, giorno dopo giorno, dedicano parte della propria vita alla cura dei fratelli più bisognosi.

"Come arrivano lontano i raggi di una piccola candela, così splende una buona azione in un mondo malvagio", dice la generosa Porzia ne “Il mercante di Venezia” (“The Merchant of Venice” 1594 - 1597) di William Shakespeare.

La signora Chen Shu-chu, proprietaria di un banchetto di frutta e verdura al mercato di Taitung County, in Taiwan, probabilmente non ha mai visto né letto "Il mercante di Venezia" di William Shakespeare, ma ha deciso lo stesso di dedicarsi agli altri, donando il ricavato della sua attività ai più bisognosi. E di certo con il suo esempio di vita illumina la Terra.

"Il denaro compie il suo scopo solo quando viene usato per chi ne ha bisogno", spiega l'eroina asiatica, che fino a ora è riuscita a donare, nonostante il suo modestissimo reddito, oltre 322 mila dollari a varie Ong ed enti di beneficenza, di cui 32.000 dollari a un fondo per bambini, 144 mila dollari per costruire una biblioteca in una scuola e altri 32.000 dollari a un orfanotrofio locale. È così che Chen, memore della sua infanzia difficile e povera, ha deciso di condurre una vita semplice e frugale, dedicando i suoi guadagni a chi è meno fortunato di lei.

Ma non è solo l'enorme quantità di soldi donati a rendere questa donna un grande essere umano, ma anche la sua calma, il suo vivere senza pretese, modestamente, senza lussi, il suo fare del lavoro l'unica forma di divertimento. A chi le ha chiesto come sia riuscito una modesta venditrice di frutta e verdure a donare così tanto ha risposto: "bisogna spendere solo per quello che ti serve davvero, ecco come si risparmiano un sacco di soldi!". Tutto quello che serve è un lavoro e un posto per dormire, il resto, per Chen, è un lusso superfluo.

Per questo suo modo di agire, ragionare, parlare, Chen Shu-chu non solo è diventata un esempio virtuoso di rara e splendida umanità, ma anche una delle figure maggiormente presenti nella quotidianità delle umili vite degli ultimi nonché vincitrice del premio Hero of Philanthropy, del Forbes Asia. Il rapporto tra Chene e i frutti della terra è intimo e indissolubile: sono loro a darle sostentamento e aver reso possibile tutto ciò che ha fatto.

La pluri-premiata filantropa, però, non si è montata la testa ora che è famosa in Corea, in tutta l'Asia e nel mondo intero: ogni giorno e si fa strada verso il mercato, dove rimane fino alle sette o alle otto di sera. Lei è ancora la prima ad arrivare e l'ultima ad andare via, perché bisogna guadagnare il più possibile per aiutare gli altri. Ancora di più.


Un semplice atto di generosità genera un'onda di bene senza fine

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