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mercoledì 16 marzo 2016

FRANCESCANI DELL'IMMACOLATA: IL MARTIRIO CONTINUA...


 •  «Tendiamo insidie al giusto, perché ci è di imbarazzo» (Sap. 2,1.12-22)  • 




Ormai non si contano più gli attacchi portati avanti sul web e attraverso i media a scapito dei Francescani e delle Francescane dell'Immacolata e in modo particolare del loro fondatore p. Stefano M. Manelli.
Il vergognoso attacco mediatico a cui sono soggetti in questi ultimi giorni padre Stefano Maria Manelli e le Suore Francescane dell'Immacolata non possono che farci riflettere sulla triste situazione morale ed ecclesiastica dei nostri tempi, tempi d'immoralità e di doppiezza, di disvalori portati in cattedra e di santità messa alla gogna mediatica dalla più ripugnante mentalità benpensante borghese, capace di scandalizzarsi per qualche pratica penitenziale della tradizione ascetica cattolica, per poi consumare i più nefandi delitti nell'intimo delle proprie case, con adulteri facili e aborti commessi ingoiando una semplice pillola.

Ciò che conforta di tutto ciò è che questi difficili tempi non sono troppo diversi da quelli dell'epoca di Gesù e della prima predicazione apostolica: una massa di farisei, tutta presa a creare regole umane (come quella per cui la data di scadenza sulle confezioni dei cibi è divenuta sacra e intangibile!), dimenticandosi totalmente dell'uomo, della sua natura, del fine per cui è stato creato, ... Gesù non è venuto ad abolire la Legge di Mosé e dei "profeti", ma questa ottusa mentalità farisaico-borghese e a immettere nel cuore degli uomini lo spirito della radicalità evangelica: "Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia e tutto il resto vi sarà dato in più" (Mt 6, 25-33). Chiaramente ne ottenne l'infamia e la morte, avendo dato troppo fastidio ai cuori induriti e incapaci di convertirsi. La Passione e la Morte del Capo si prolungano poi a tutte le membra vive della Chiesa nel corso dei secoli per compiere ciò che lo stesso Buon Pastore ci aveva rivelato: "Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi" (Gv 15, 20).

I primi a scontare questa sublime e terribile realtà dell'unità e coesione del corpo mistico, che trasmette la sofferenza del Capo alle membra, furono proprio gli apostoli, sin da subito ostacolati, imprigionati e fustigati dalle autorità giudaiche. La sofferenza loro inflitta nel nome del Vangelo, per quanto umanamente detestabile e difficile da accettare, non fu una punizione bensì un segno di elezione: gli apostoli dei primi tempi "sono stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù." ("Digni sunt habiti pro nomine Jesu contumeliam pati", At 5,4). Oggi, in questi tempi in cui incede sempre più terribile la lotta tra Satana e l'Immacolata, i veri apostoli sono tutti di "sangue blu": figli della Regina del Cielo, questi "nobili" apostoli, di cui già parlava san Luigi Grignon de Montfort, sono "stati ritenuti degni di soffrire per il nome dell'Immacolata". È proprio questa la sorte delle Suore Francescane dell'Immacolata che, per mera benevolenza dell'Altissimo e in forza della loro consacrazione illimitata a Maria SS., "dignae sunt habitae pro nomine Immaculatae contumeliam pati".

È uno spettacolo umanamente ributtante e razionalmente inconcepibile vedere giornaliste-soubrette, aduse a vendere la loro carne agli occhi dei telespettatori, o ex-conduttori del Grande Fratello, una delle fonti d'immoralità di questi ultimi decenni, scagliarsi contro queste povere suore e condannarle ad un supplizio mediatico privo di qualsiasi dignità, che non esita a giungere all'accusa più infamante e deplorevole per una qualsiasi donna (e ancor più per una consacrata): quella della prostituzione. Poche e discutibili prove, unite a mezze verità e ricostruzioni tendenziose, vengono usate, ricorrendo a tutti i mezzi del sensazionalismo più becero, per inchiodare le Suore Francescane dell'Immacolata con il loro fondatore alla Croce: non si tratta solo di ucciderli, ma di finirli con infamia, proprio come Nostro Signore, condannato dagli ebrei e messo a morte dai romani. Quella stessa televisione che celebra e propaga l'immoralità e i peccati come una conquista sociale, in nome della tolleranza e della libertà, ora non ha ritegno nel gridare il suo Crucifige a chi si sforza unicamente di vivere il Vangelo alla lettera; quella stessa televisione che plasma la mentalità delle ragazze per farne delle provette spogliarelliste e fornicatrici a buon mercato, ora si scandalizza davanti all'esempio evangelico di quattrocento suore pronte a rinunciare a tutto ciò che il mondo celebra per conquistare questo stesso mondo all'Immacolata. È l'eterno dramma dei giudei che, per salvare il delinquente Barabba, scelsero di uccidere l'Agnello senza macchia: scelsero colui che praticava la violenza contro gli altri, anziché colui che insegnava loro a farsi violenza, a battagliare contro le proprie tendenze peccaminose, perché "il Paradiso è dei violenti". Scelta di comodo, ma scelta ingiusta per giustificare la quale, non poterono altro che scagliare contro l'innocente le più oltraggiose offese...LEGGI TUTTO

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