Google+

Cerca un articolo nel blog

Grazie per aver visitato il Blog, adesso sono le ore |

sabato 26 marzo 2016

CARD. SARAH: “LA PREGHIERA È SILENZIO, IL TROPPO RUMORE ALLONTANA L'UOMO DA DIO”


 •  “L’ascesi è indispensabile per togliere dalla nostra esistenza tutto quanto l’appesantisce”  • 



Pubblichiamo un estratto dello scritto "Sull'importanza del silenzio nella liturgia", del cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei sacramenti.

In senso negativo, il silenzio è l’assenza di rumore. Può essere esteriore o interiore. Il silenzio esteriore riguarda l’assenza di silenzio a livello di parole e azioni (rumori di porte, di veicoli, di martelli pneumatici, di aerei, gli scatti delle macchine fotografiche, spesso accompagnati dalla luce dei flash, per non parlare della devastante marea di cellulari, branditi indiscriminatamente nel corso delle nostre liturgie eucaristiche). Il silenzio virtuoso – ossia mistico – non deve quindi essere confuso con il silenzio di riprovazione, il rifiuto di rivolgere la parola, il silenzio di omissione dovuto a codardia, egoismo o durezza di cuore.

Beninteso, il silenzio esteriore è un esercizio ascetico di padronanza nell'uso della parola. Innanzitutto vale la pena di ricordare cos'è l’ascesi, una parola estranea alla nostra società consumistica che – ammettiamolo – spaventa i nostri contemporanei, compresi – molto spesso – anche i cristiani, che subiscono l’influenza dello spirito mondano.

Quindi, cos'è l’ascesi? È un mezzo indispensabile che ci aiuta a togliere dalla nostra esistenza tutto quanto l’appesantisce, vale a dire ciò che ostacola la nostra vita spirituale o interiore, e che dunque costituisce un ostacolo per la preghiera. Ed è proprio nella preghiera che Dio ci comunica la sua Vita, ossia manifesta la sua presenza nella nostra anima, irrigandola con i flutti del suo Amore trinitario: il Padre attraverso il Figlio nello Spirito Santo.

E la preghiera è essenzialmente silenzio. Il chiacchiericcio - questa tendenza a esteriorizzare, esprimendoli, tutti i tesori dell’anima - è spesso deleteria per la vita spirituale. Spinto verso l’esterno dal proprio bisogno di dire tutto, il chiacchierone non può che essere lontano da Dio, superficiale e incapace di qualsiasi attività profonda. I libri sapienziali dell’Antico Testamento (Pr 10, 8.11.1314.18-21.31.32; 15, 1-7; Sir 19, 7-12; 20, 1-2.5-8 o 23, 7-15; 28, 13-26) traboccano di esortazioni volte a evitare i peccati della lingua (soprattutto la maldicenza e la calunnia). I libri profetici, invece, evocano il silenzio come espressione del timore reverenziale verso Dio.

Si tratta quindi di una preparazione alla teofania di Dio, ovvero alla rivelazione della Sua presenza nel nostro mondo (Lam 3,26; Sofonia 1,7; Abacuc 2,20; Isaia 41,1; Zaccaria 2,17). Il Nuovo Testamento non è da meno. Difatti contiene la lettera di Giacomo, che è ancora indubbiamente il testo di riferimento per quanto riguarda il controllo della lingua (Giacomo 3,1-10).

Tuttavia sappiamo che Gesù stesso ci ha messo in guardia contro le parole malvagie, che sono l’espressione di un cuore depravato (Mt 15,19), come pure contro le parole oziose, di cui dovremo rendere conto (Mt 12,36)....

Il Foglio | 26 Marzo 2016
LEGGI IL CONTENUTO INTEGRALE DELL'ARTICOLO SU: "IL FOGLIO"

Nessun commento :

Posta un commento

Inizio Pagina Su Pagina Giù Fondo Pagina Auto Scroll Stop Scroll