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sabato 5 marzo 2016

ASPETTANDO L’ABBRACCIO CON IL VATICANO, IN CINA SI DEMOLISCONO LE CROCI


 •  Millesettecento simboli cristiani abbattuti dal 2013. La difficile riconciliazione tra Pechino e la S.Sede  • 


Anche la croce che svettava sul tetto della chiesa di Zhuangyan, a Wenzhou (Cina orientale) è stata abbattuta, due giorni fa. L’ordine è giunto dalle autorità della vasta provincia del Zhejiang, che in un anno e mezzo hanno disposto la demolizione di circa millesettecento simboli cristiani, considerati “vistosi”. La conferma è stata data dall'agenzia Ucan, come scrive AsiaNews, il portale del Pontificio istituto missioni estere. Di croci “ce ne sono troppe”, aveva detto il segretario del Partito comunista di Wenzhou, preoccupato dallo skyline cittadino, a suo dire “deturpato”. Da qui la promulgazione di una serie di leggi e regolamenti che fissava le misure e i colori delle croci, chiarendo che mai avrebbero dovuto svettare in cima ai campanili. Contemporaneamente, Pechino avviava la registrazione di tutti i religiosi che operano sul proprio territorio nazionale, una sorta di schedatura che oltre ai buddisti (per i quali era stata inizialmente pensata) si applica anche ai cristiani.

E’ la conferma dell’ambiguità della Cina comunista, che se da una parte si siede al tavolo negoziale con la Santa Sede dimostrandosi pronta a riallacciare con tutti i crismi dell’ufficialità le relazioni interrotte da più di sessantanni (con lo scambio degli ambasciatori e il raggiungimento di un compromesso sulla procedura di nomina dei vescovi), dall’altra non attenua la persecuzione in guanti bianchi attuata sui cristiani. Un doppio binario che consente le celebrazioni per il Giubileo della misericordia, con l’apertura della Porta santa in quasi tutte le cattedrali del paese, e allo stesso tempo ordina la rimozione delle croci da quelle stesse cattedrali. La diplomazia vaticana lavora a fari spenti, consapevole di quanto la situazione, delicata e contorta, possa sfuggire di mano in qualsiasi momento. Anche per questo Francesco, nella sua recente intervista concessa a Francesco Sisci per Asia Times, ha evitato accuratamente di affrontare tutti i nodi del contendere, mine ben cariche poste sulla strada della riconciliazione. Il Papa – che non ha mai nascosto il desiderio di recarsi in Cina – è stato prudente, perfino troppo secondo parte dell’attiva comunità cattolica di Hong Kong che ha nell'arcivescovo emerito, il cardinale Joseph Zen Ze-kiun, il proprio punto di riferimento. Questi, a differenza del più moderato successore, il cardinale John Tong Hon, da sempre si oppone a ogni accordo con il governo di Pechino che abbia più le sembianze di un appeasement che di una intesa tra pari.

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