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venerdì 6 novembre 2015

Mantovani resta in carcere ma i giudici non dicono perché


 •   Fino a quando dovremo sopportare questi soprusi!   • 


Che il clima non stesse volgendo al bello Mario Mantovani lo aveva capito fin dal primo pomeriggio di martedì, nella sua cella al terzo raggio del carcere di San Vittore, quando le lancette avevano scavallato l'orario in cui le cancellerie chiudono e i giudici depositano le loro decisioni. Se all'ex presidente della Regione Lombardia, in carcere dal 13 ottobre per concussione e corruzione, i giudici avessero concesso la scarcerazione, una guardia avrebbe bussato alla sua porta e lo avrebbe portato all'ufficio matricola. Invece niente a ritirare orologio e cravatta. Quello che Mantovani forse non si aspettava era che i giudici lo tenessero in galera senza spiegargli perché.

E invece esattamente questo è quanto accaduto. Dopo tre settimane dall'arresto, i motivi per tenere in carcere Mantovani - che nel frattempo ha lasciato tutte le cariche - sono così complessi che i giudici del tribunale del Riesame non sono riusciti a scrivere le motivazioni della loro decisione nei cinque giorni che il codice prevede per la decisione. Quindi alle 18 di martedì sera, quando su Milano e San Vittore ormai erano calate le tenebre, si sono limitati a consegnare in cancelleria un provvedimento di poche righe: la richiesta di scarcerazione è respinta. Come e perché, ve lo faremo sapere.
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