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venerdì 6 novembre 2015

Bergoglio vuole aiutare i poveri ...ma con i soldi degli altri

Bergoglio

 •   Francesco: un pontefice ...d'azzardo  • 

Bergoglio zittisce chi accusa la Chiesa di essere molto ricca e di non fare abbastanza per i poveri. "I beni immobili della Chiesa sono molti - fa notare - ma li usiamo per mantenere le strutture della Chiesa e per mantenere tante opere che si fanno nei paesi bisognosi: ospedali, scuole".

E ricorda che, quando è stato firmato il Concordato, il governo italiano ha offerto alla Chiesa un grande parco a Roma. La risposta di Pio XI è stata netta: "Basta un mezzo chilometro quadrato per garantire l'indipendenza della Chiesa". "Questo principio vale ancora", spiega il Pontefice assicurando che, pur essendo molti, i beni immobili della Chiesa vengono usati "per mantenere le strutture della Chiesa e per mantenere tante opere che si fanno nei paesi bisognosi". Giusto ieri ha chiesto di inviare in Congo 50mila euro per costruire tre scuole. Quanto ai "tesori della Chiesa", il Papa ci tiene a far presente che non sono "della Chiesa", ma dell'umanità.

"Per esempio - continua - se io domani dico che la Pietà di Michelangelo venga messa all'asta, non si può fare, perché non è proprietà della Chiesa. Sta in una chiesa, ma è dell`umanità. Questo vale per tutti i tesori della Chiesa". Nonostante questo, il Vaticano ha già iniziato a vendere alcuni regali. I proventi della vendita vanno a monsignore Konrad Krajewski. E poi c'è la lotteria. "C'erano delle macchine che sono tutte vendute o date via con una lotteria e il ricavato è usato per i poveri - conclude il Santo Padre - ma ci sono cose che si possono vendere e queste si vendono".

Papa Francesco a La Paz 10 luglio 2015 - incontro mondiale dei movimenti popolari nella Bolivia di Evo Morales
Il Pontefice ha letto per intero il suo discorso, con alcune brevi aggiunte a braccio sottolineando che "terra, casa e lavoro sono diritti sacri", ha ribadito il "no all'economia del dio denaro" e agli "interessi di chi saccheggia la madre Terra", al "neocolonialismo" e alla concentrazione monopolistica dei mezzi di informazione". Ha chiesto scusa per i peccati della Chiesa contro gli indigeni e ha invitato i popoli ad essere artefici del proprio cammino di giustizia.

In chiusura del suo intervento, papa Francesco ha invitato tutti a: "pregare per me, e vi chiedo, se qualcuno non può pregare, che mi pensi in modo positivo e mi mandi delle buone vibrazioni". Economia al servizio dei popoli "Il primo compito - ha detto il Papa ai movimenti - è mettere l'economia al servizio dei popoli: gli esseri umani e la natura non devono essere al servizio del dio denaro. Diciamo no a una economia di esclusione e iniquità in cui il denaro domina invece di servire. Questa economia uccide, è escludente, distrugge la Madre Terra". "E' auspicabile e necessaria ma anche possibile", "non è una utopia o una fantasia", una economia che crei le "condizioni affinché ogni persona umana possa godere di una infanzia senza privazioni, sviluppare i propri talenti nella giovinezza, lavorare con pieni diritti durante gli anni di attività e accedere a una pensione dignitosa nella anzianità". Un sistema economico che sfrutta, accelera la produzione, distrugge la terra in nome di questa produttività, ha aggiunto, "è un sistema che attenta al progetto di Gesù".

Il nuovo colonialismo

Nonostante i progressi fatti, ha osservato il Pontefice in un passaggio precedente, "ci sono ancora fattori che minano lo sviluppo umano equo e limitano la sovranità dei paesi della 'Patria Grande' e di altre regioni del pianeta. Il nuovo colonialismo adotta facce diverse. A volte, è il potere anonimo dell'idolo denaro: corporazioni, mutuanti, alcuni trattati chiamati 'di libero commercio' e l'imposizione di mezzi di 'austerità' che aggiustano sempre la cinta dei lavoratori e dei poveri". I Vescovi latinoamericani, ha ricordato papa Francesco, "lo denunciano molto chiaramente nel Documento di Aparecida, quando affermano che 'le istituzioni finanziarie e le imprese transnazionali si rafforzano fino al punto di subordinare le economie locali, soprattutto indebolendo gli Stati, che appaiono sempre più incapaci di portare avanti progetti di sviluppo per servire le loro popolazioni'". "In altre occasioni, - ha proseguito papa Bergoglio - sotto il nobile pretesto della lotta contro la corruzione, il traffico di droga e il terrorismo, gravi mali dei nostri tempi che richiedono un intervento internazionale coordinato, vediamo che si impongono agli Stati misure che hanno poco a che fare con la soluzione di queste problematiche e spesso peggiorano le cose". "Allo stesso modo, - ha proseguito - la concentrazione monopolistica dei mezzi di comunicazione che cerca di imporre alienanti modelli di consumo e una certa uniformità culturale è un'altra modalità adottata dal nuovo colonialismo".

Colonialismo ideologico

"Questo - ha denunciato papa Bergoglio - è il colonialismo ideologico. Come dicono i Vescovi dell'Africa, molte volte si pretende di convertire i paesi poveri in 'pezzi di un meccanismo, parti di un ingranaggio gigantesco'". Ogni atto di ampia portata compiuto in una parte del pianeta si ripercuote nel tutto in termini economici, ecologici, sociali e culturali. Persino il crimine e la violenza si sono globalizzati. Pertanto nessun governo può agire al di fuori di una responsabilità comune. Se vogliamo davvero un cambiamento positivo, dobbiamo accettare umilmente la nostra interdipendenza. Ma interazione non è sinonimo di imposizione, non è subordinazione di alcuni in funzione degli interessi di altri. Il colonialismo, vecchio e nuovo, che riduce i paesi poveri a semplici fornitori di materie prime e manodopera a basso costo, genera violenza, povertà, migrazioni forzate e tutti i mali che abbiamo sotto gli occhi... proprio perché mettendo la periferia in funzione del centro le si nega il diritto ad uno sviluppo integrale. Questo è iniquità e l'iniquità genera violenza che nessuna polizia, militari o servizi segreti sono in grado di fermare". ​

"Ci tengo a precisare, - ha voluto sottolineare il Papa - affinché non ci sia fraintendimento, che parlo dei problemi comuni a tutti i latino-americani e, in generale, a tutta l'umanità. Problemi che hanno una matrice globale e che oggi nessuno Stato è in grado di risolvere da solo".

   MI VERREBBE impellente DA CHIEDERE A PAPA FRANCESCO:

  1. SANTITÀ, SONO ANCORA VALIDI per lei QUESTI CONCETTI o per caso ci ha ripensato?
  2. COME MAI ADESSO LE RISORSE CHE CI SONO NON POSSONO ESSERE UTILIZZATE?
  3. Lei ha detto: "San Pietro non aveva il conto in banca", come mai oggi invece afferma che la Chiesa deve usare i suoi beni immobili per mantenere le proprie strutture ....quali intende? gli appartamenti da nababbi destinati ai cardinali? o forse i party ecclesio-vip allestiti sulle terrazze vaticane?
  4. LEI FORSE PENSA CHE I POVERI VADANO AIUTATI ...forse intende ...CON I SOLDI DEGLI ALTRI?
  5. O FORSE SPERA DI AIUTALI CON LE LOTTERIE E I GRATTA E VINCI da lei promossi in VATICANo?
  6. lei si sta muovendo senza requie a destra e a manca, forse per far si che gli altri si fermino?
  7. il suo mandato assomiglia tanto a quello del governo renzi, "tutto fumo e ..." sarà una coincidenza ...mah?
  8. perché si rifiuta tenacemente di chiedere un atto di clemenza per asia bibi, forse PERCHÉ lei è cristiana?
  9. al termine di ogni sua omelia ripete costantemente il mantra "pregate per me", ritiene allora di averne bisogno, quali sono le sue colpe?
  10. forse sta tentando di "fare" o forse sarebbe più corretto dire "disfare" la Santa Chiesa di Dio per sostituirla con un "baraccone universale e all inclusive", come direbbe il suo caro amico Obama?
SANTITà, MA GLI INTENDIMENTI ORIGINARI AFFIDATI DA GESù CRISTO A PIETRO, SUO ANTICO PREDECESSORE,
ERANO INDUBBIAMENTE ALTRI e molto diversi dai suoi e da quelli SCANDALOSI dei suoi "COLONNELLI"

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