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lunedì 19 ottobre 2015

Terra Santa senza pace

Gerusalemme, sorge un nuove muro e un eritreo viene linciato


A Gerusalemme sono abituati alle barriere, e la comparsa di un nuovo muro non è affatto una novità. Tra il 17 e il 18 ottobre, la polizia ha eretto una parete difensiva di cemento rimovibile tra il quartiere arabo di Jabel Mukaber e quello adiacente ebraico di Armon HaNatziv.

UNA ZONA 'CALDA'
La zona è uno dei punti di massima frizione in città, e da qui sono partiti molti degli attentatori palestinesi responsabili di attacchi a Gerusalemme. Lo scopo della barriera, lunga poche decine di metri, rimovibile e che non blocca l'accesso al quartiere, secondo la polizia è quello di impedire «il lancio di bottiglie incendiarie, fuochi d'artificio sparati ad altezza uomo e lanci di sassi sulle auto».

BLOCCO TEMPORANEO
Alla base della barriera c'è scritto 'Blocco poliziesco temporaneo immediato' e le lastre di cemento sono solo appoggiate sull'asfalto in modo, come ha spiegato la polizia, da poter essere rimosse in breve tempo. «Non ha valore politico», ha assicurato Emanuel Nahshon, portavoce del ministero degli Esteri, «è solo uno degli aspetti in più delle nostre misure di sicurezza». Nahshon ha poi insistito che la stessa barriera 'è temporanea' e si trova 'in alcune aree limitate'.

INTANTO A BEERSHEVA
Durante un attentato, Haftom Zarhum, eritreo di 29 anni è stato linciato dalla folla inferocita, lui era in Israele come richiedente asilo. La sua è una morte assurda arrivata per errore e per il terrore in cui si vive in questi giorni di Intifada dei coltelli in Israele.

Zarhum non ha avuto nessuna colpa se non quella di aver paura. Era alla stazione degli autobus di Beersheva quando un attentatore, un arabo israeliano, ha aperto il fuoco contro la folla, uccidendo un israeliano e ferendone altre 11. Zarhum era lì, ma non c'entrava niente con l'attentatore. Però, come avrebbe fatto chiunque, è scappato e questo gesto normale ha deciso la sua condanna.

L'eritreo è stato scambiato per un terrorista, il secondo di quell'attacco che invece era come tutti gli altri compiuto da un lupo solitario. La polizia l'ha visto scappare e gli ha sparato. E' stato colpito, e a quel punto la folla si è lanciata contro il suo corpo a terra, colpendolo con delle sedie, prendendolo a calci. Solo poche persone sono intervenute a bloccare il linciaggio. E' morto dopo 12 ore di agonia, all'ospedale dove era stato portato.

Non c'era quindi nessun secondo terrorista, come invece aveva sostenuto la polizia sin dal primo momento: "Due terroristi -  aveva riferito a caldo la portavoce della polizia israeliana, Luba Samri - sono arrivati al recinto della stazione centrale e hanno cominciato a sparare e ad accoltellare la gente. Si tratta di terroristi palestinesi". Altro errore della polizia: perché l'attentatore, l'unico, era Muhanad Al-Aqabi, 21 anni, arabo israeliano di Hura. Un particolare che conferma come questa nuova intifada nasca dentro Israele e non solo nei territori occupati.

I fatti di Beersheva indicano una situazione di allarme ancora altissimo e nessun segnale di un possibile allentamento della tensione. In questo scenario si muove il segretario di Stato Usa John Kerry che ha confermato gli incontri con il premier Benyamin Netanyahu e il leader palestinese Abu Mazen. Il primo si terrà a Berlino, dove Netanyahu sarà in visita, e l'altro ad Amman.

E Netanyahu ha bocciato la proposta francese per una presenza di osservatori internazionali sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme. "Israele - ha detto - garantisce lo status quo, e non è il problema ma la soluzione". Allo stesso tempo il premier ha spiegato che colpirà le fonti finanziarie del Movimento islamico nel paese, considerato "il primo istigatore". "Cominceremo a prendere azioni contro l'istigazione, incluso il Movimento islamico, che è il primo istigatore, e in particolare le sue risorse finanziarie"

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