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venerdì 23 ottobre 2015

Le (R)assicurazioni di Marino


 •   Marino: dopo lo scandalo una polizza per tutelarsi   • 


Una polizza per assicurarsi contro i rischi insiti nel mestiere di amministratore pubblico. Firmata il giorno prima delle dimissioni con la Mutua del Campidoglio che lui stesso ha voluto liquidare. Richiedente: il sindaco Marino. Il quale, al termine di un braccio di ferro coi tecnici della compagnia, ha deciso di rinunciare.

Per oltre due anni, il chirurgo dem non aveva ritenuto necessario spendere soldi propri (1.770 euro l'anno) per acquistare uno scudo che lo mettesse al riparo da eventuali richieste di risarcimento danni, causati in ragione del suo incarico. Prima che scoppiasse lo scandalo sulle sue spese di rappresentanza, non ci aveva mai pensato. Almeno fino al 7 ottobre, vigilia del passo indietro video-annunciato sull'onda dello scontrino-gate.

È in quella data che Marino, dopo una riunione con il presidente Vincenzo Sanasi D'Arpe e un tecnico di Adir, sottoscrive una pre-polizza Rc patrimoniale che apre un ombrello di 5 milioni euro (questo il massimale) sul suo portafogli personale. Se perciò, in qualità di sindaco, la Corte dei Conti o la Procura della Repubblica - che guarda caso proprio il giorno precedente la sottoscrizione hanno aperto un fascicolo sulle cene istituzionali - dovessero riscontrare comportamenti scorretti o illegali, a farsene carico sarà la Mutua capitolina. Una mossa ben studiata. Il contratto è infatti retroattivo: anche se firmato dopo, copre l'intero mandato.

Ma non è tutto. Poiché per prassi la polizza è accompagnata da moduli predefiniti che ogni assicurando deve compilare per ottenere la garanzia, il sindaco alla domanda se sia "a conoscenza di circostanze che potrebbero dare luogo a richieste di risarcimento" sbarra serenamente la casella "No". Eppure la doppia inchiesta penale e contabile ha già fatto il giro del mondo. Lui, però, dichiara di non sapere.

Una risposta che non passa inosservata. La struttura tecnica di Adir si mette di traverso. Ma il gabinetto di Marino ha fretta. E insiste perché la polizza venga approvata in cda, così che nessuno possa rifiutargliela. La seduta viene convocata d'urgenza il 15 ottobre, poi slitta - causa perplessità - all'altro ieri. Quando "viene deliberata una integrazione dei documenti", spiega il presidente Sanasi D'Arpe, "per riportare nel dettaglio una serie di avvenimenti e notizie". In soldoni, i formulari devono essere ricompilati per vincere ogni residua resistenza.

Passa mezz'ora, il tempo perché Repubblica chieda chiarimenti al sindaco, e Sanasi D'Arpe richiama: "Mi devo correggere. La richiesta di polizza è pervenuta dagli uffici del Campidoglio per conoscere gli standard di assicurazione. Marino alla fine della riunione avvenuta i primi d'ottobre, ha rinunciato". I moduli con la sua firma, però, sono nel database della compagnia. E il cda, per esaminare la sua domanda, si è riunito il 20 ottobre. "Solo un disguido", giura il presidente.

Intanto siamo a meno undici. Il conto alla rovescia continua inesorabile verso l'irrevocabilità delle sue dimissioni, ma Ignazio Marino non ha affatto l'aria di uno che sta per lasciare il Campidoglio. "Le do subito una buona notizia" dice al giornalista di REPUBBLICA, quando entra nel suo ufficio con vista sui Fori Imperiali per intervistarlo sulle sue reali intenzioni in merito alle sue recenti dimissioni da sindaco di Roma.

E qual è la buona notizia, sindaco?
"Abbiamo venduto il rocchetto di nichel".

Cosa?
"Non sorrida: è una roba che vale 38 milioni di euro. Una storia incredibile. Nel 2003 un debitore che doveva dare al Comune circa 30 milioni di euro disse: non ho i soldi, vi do in pegno questo rocchetto di nichel che vale questa cifra. Bene: ora l'abbiamo venduto, e tra qualche giorno nelle casse del Comune entreranno 38 milioni di euro. E anche grazie a questi soldi potremo comprare nuovi autobus, riparare le linee delle metropolitane...".

Scusi, ma se lei aveva la coscienza a posto, perché si è dimesso?
"Questa è la prima cosa che ho detto ai magistrati. Io mi sono dimesso perché volevo andare da loro senza alcuna protezione, diciamo così, formale. E dunque non come sindaco ma come sindaco dimissionario. Ho raccontato ogni piccolo dettaglio. A cominciare dal fatto che io non conoscevo l'esistenza dei giustificativi di spesa".

Le faccio una domanda precisa, chiedendole una risposta netta: lei ha mai addebitato al Comune un pranzo privato?
"Io non ho mai, ripeto mai, usato denaro pubblico a fini privati".

Tutta questa storia degli scontrini è nata dal suo viaggio a Philadelphia. S'è pentito di essere andato lì?
"No. Però lei ha ragione: se non ci fossi andato oggi non ci troveremmo a parlare di questa roba" .

Arriviamo al dunque: confermerà le sue dimissioni o no?
"La legge mi dà 20 giorni per verificare se la mia esperienza è davvero finita o se ci sono le condizioni per rispettare il partito che mi ha eletto alle primarie con il 52 per cento, parlo del Pd e di Sel, e al ballottaggio con il 64 per cento".

Se si tornasse al voto, è ipotizzabile una ricandidatura di Ignazio Marino?
"Se si faranno le primarie nel Pd, è possibile che ci sia anch'io".
CHE DIRE? ...AL PEGGIO non c'è veramente mai limite!

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