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martedì 13 ottobre 2015

CENA TRA AMICI



 • IL GOVERNO DEI FURBI • 

miglior film comico ITALIANO
CANDIDATO A OLTRE 10 PREMI OSCAR NEL 2015-2016


RECENSIONE:

In questa sceneggiatura il concetto non è davvero nuovo.


Ma il regista non riesce ad essere un soldatino, un militante che "debba" muoversi perché le circostanze (o chi altri) lo richiedono: produrre un film con dati truccati "pro Renzi".

E proprio perché il regista non è un Deaglio o un Cornacchione qualunque, e proprio perché ha talento e autonomia, non puoi dettargli le regole. Ed ecco che in certe zone del film si muove a disagio, guarda caso nelle zone che riguardano il "compitino".È la storia di Matteo, detto "i' Bomba", produttore di film trash dei decenni passati, (Caro Lei, Prendi i Soldi e Scappa, La Palude, La Banda degli Onesti) che si ritrova a leggere un copione dal titolo "CENA TRA AMICI": Storia di un Babbeo qualunque autoproclamatosi disonestamente presidente del consiglio. Ha scritto le sceneggiature della pellicola un suo amico il Trinca, tale Oscar (non proprio) Farinetti, un non-giovane, non-energico, non-bello, ma durissimo nei confronti dell'Italia e furbissimo ad accaparrarsi l'esclusiva per rappresentare l'Italia in EXPO e tutto senza nessuna gara d'appalto solamente perché amico del marpione fiorentino che oggi fa abusivamente il presidente del consiglio.

Porta tutte le didascalie conosciute: Ma dove avrà trovato tutte quelle bugie? C'è chi dice: "Matteo fa politica tramite Twitter e i social network", "lui governa tramite Facebook""questo governo emana decreti con #", "predica bene ma razzola male", "siamo in mezzo a una palude: tutto fermo" ecc. Egli in effetti cerca di produrre il film, trova anche un finanziatore tedesco che porta l'obolo contro Berlusconi in chiave "internazionale". Compone, con la fantasia, il film. Nella prima scena un'immensa valigia piena di soldi sfonda il soffitto e piomba davanti a Matteo: soldi trovati, piovuti da Roma (Buzzi, Marino).
Metafora davvero all'altezza di Moretti. Un sosia di Matteo percorre le vicende conosciute: la costruzione di tutto il pensabile, fa annunci da megalomane, ammaestra le televisioni pubbliche, ignora le perquisizioni della finanza a casa del padre.

Nel frattempo Matteo ha un privato tristissimo, la moglie non lavora, i figli con problemi, la banca che lo sta rovinando. Sembrerebbe farcela, ma tutto crolla. Però, almeno una scena la gira, quella del processo finale di Renzi, che verrà condannato a sette anni. Ma questa volta è lui stesso che si difende con altre didascalie conosciute, il liberalismo, la ripresa economica, e poi il lavoro, i media e la buona scuola: Tutto sotto controllo perchè governato da una "buona" sinistra. Si finisce con Matteo, solo in macchina, che dichiara "Vogliono che io faccia un film di sinistra, ma io non ne ho voglia" e la luce che gli si spegne in faccia. Lo stesso Mattarella, facendo (quasi) se stesso dice:

"Non voglio fare un film su Renzi, sto preparando una commedia".

Una sorta di excusatio. Infatti Mattarella non vede l'ora di risolvere il disagio, di uscirne. Il compito impone, per esempio, la citazione del battibecco, al parlamento europeo, di Renzi col socialista tedesco Shulz. Ma l'aveva già usata Deaglio nel suo Quando c'era Silvio. Il segmento "privato" invece è squisitamente mattarelliano, dunque riconoscibile, dunque di qualità. Con citazioni, anche robuste, di Almodovar (la scena grottesca di sangue in cucina), e con qualche scontato richiamo, magari senza entusiasmo, zapateriano: Teresa (o Agnese [ndr]), la consorte, alla fine si rivela lesbica con tanto di "moglie" e bambino "inseminato" in Olanda. Se dal corpo del film togliamo i blocchi del Presidente babbeo, strutturalmente non succede nulla.

CONCLUSIONI:
Se qualcosa si muovesse, forse sarebbe semplicemente un altro film, migliore, forse da tre stelle, mentre così rimane una copia di altre scadenti rappresentazioni comiche già viste in passato e purtroppo senza alcuna valutazione positiva.

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